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L'ANALISI
10 Gennaio 2024 - 10:30
Benché nato diversi anni prima, il fenomeno dei “creatori di contenuti” è letteralmente esploso durante la pandemia di Covid. E ad incarnare uno dei più noti “influencer” diventati famosi a livello internazionale - con un fatturato stimato da Forbes attorno a 750mila - euro è il chivassese Khaby Lame i cui video in cui reinterpreta alcuni filmati virali scimmiottandoli quali banalità sono diventati un vero e proprio marchio di fabbrica. Ma sono, ormai, centinaia anche all’ombra della Mole Antonelliana i professionisti dei “social” che, tra Instagram, YouTube e Tik Tok si sono creati una professione. «Per un post? Si può partire anche da mille euro avendo un pubblico di circa 100mila follower».A spiegarlo è Basic Gaia che, ormai da otto anni, propone sulle varie piattaforme consigli di cosmesi seguiti soltanto su Instagram da almeno 180mila persone.
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«Io ho cominciato per conto mio nel 2016 e sono riuscita a crearmi un pubblico che, oggi, mi ha portato a rivolgermi ad una agenzia di comunicazione che mi aiuta non poco a gestire quello che è un vero e proprio lavoro: si guadagna sulla base di ciò che si produce, quindi gli incassi sono variabili, anche rispetto a quante persone seguono il canale YouTube o visualizzano le “storie” su Instagram o Tik Tok» racconta la “influencer” interrompendo una delle infinite giornate tra montaggi, registrazione e post produzione di contenuti.
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C’è poi chi, come Emanuel Cosmin Stoica, ha fatto della propria disabilità un “format” defininendosi il “Re della 104” con una serie di filmati in cui irride le difficoltà e i pregiudizi più comuni, approdando anche in televisione. Ma anche chi, proprio grazie alla professione, si è riuscita a ricavare uno spazio di visibilità mondiale, come la disc jockey Greta Tedeschi, gli sportivi Lorenzo Sonego e Alice Clerici, la “fashion blogger” Giulia Valentina, nata a Torino e trasferitasi a Milano dopo il successo. La strada, però, non è sempre o per tutti in discesa fin dalla prima pubblicazione.
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«Gli ingaggi possono essere molteplici, ad esempio, ci sono aziende che si mettono in contatto con noi per regalarci dei prodotti a cui siamo liberi o meno di fare pubblicità spiegando la differenza tra “dono” e “pubblicità”, perché nel secondo caso c’è un vero e proprio accordo commerciale alla base, per cui si decide il compenso in base alle visualizzazioni o al pubblico» racconta ancora Gaia che, ormai, considera questa una vera e propria professione. «Diciamo che, lavorando seriamente, si può arrivare a portare a casa uno stipendio anche importante: parliamo di 2.500 euro in media per un “influencer” con una visibilità media, non uno da milioni di seguaci». Perché in quel caso, come dimostra la storia di Khaby Lame che ha iniziato a “postare” filmati durante il Covid per non annoiarsi, gli incassi possono davvero essere a sei cifre.
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