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La storia

Lo strano caso dello spacciatore dai mille nomi, condannato ma sempre libero

Libico o marocchino, 19 o 34 anni: a ogni arresto fornisce sempre dati diversi

Lo strano caso dello spacciatore dai mille nomi, condannato ma sempre libero

Una volta ha detto ai poliziotti di chiamarsi Mohammed e di essere nato in Libia il 12 ottobre 1997. Pochi giorni dopo, fermato da altri agenti, ha cambiato Paese e ha invertito giorno e mese: «Sono marocchino e la mia data di nascita è il 10 dicembre 2005». E così via, per una lunga serie di cambi d’identità: è la storia di uno spacciatore che, stando ai documenti, ha 34 anni e abita a Torino (dov’è assistito dall’avvocato Gianluca Visca).

Nella sua carriera, oltre a una serie di precedenti per spaccio, questo pusher ha messo insieme anche una lunga lista di false attestazioni a pubblico ufficiale (reato considerato più grave): tra il 2018 e il 2022 è stato fermato nove volte tra Imola, Partinico, Palermo, Domodossola, Vercelli e Torino. Lo hanno intercettato carabinieri, polizia locale, polizia di Stato. E ogni volta ha cambiato qualcosa nelle sue generalità al momento dell’identificazione o dell’arresto: ha ritoccato la data di nascita, il nome, l’età, anche solo di una lettera o di un numero. E per questo, l’altro giorno, un giudice del Tribunale di Torino lo ha condannato con rito abbreviato a 9 mesi di carcere. Ma lui non c’era. Non solo, è libero nonostante tutta la lunga lista di reati commessi. Almeno fino al prossimo cambio d'identità.

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