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Il fatto
22 Ottobre 2025 - 21:15
A primo impatto, la storia tra Cristian Arlotti e la sua ex fidanzata Irene sembra una di quelle da serie tv. Ma in aula, a Torino, è tutto vero. Colpo su colpo. Senza censure. Processo per lesioni e maltrattamenti. Due accuse che si somigliano, ma che nel linguaggio della legge pesano in modo diverso: un episodio isolato è una lesione, la reiterazione fa i maltrattamenti. E qui, la differenza conta. Oggi si sono alternati in molti al banco dei testimoni. La psicologa di Irene, ad esempio. Ha raccontato di averla presa in carico e trattata con la terapia EMDR, usata per i disturbi post-traumatici. Nelle sedute, la ragazza ha evocato discussioni, anche accese, ma mai episodi di violenza fisica. Nessun pugno, nessuno schiaffo. Lui, l’imputato. Camicia bianca, seduto di spalle al pubblico, lo sguardo fermo. Cristian Arlotti, attuale campione europeo di karate, ha scelto di rispondere. «Con Irene è stata una relazione tossica, ma alla pari», ha spiegato. Uscivano, bevevano, litigavano. Poi tornavano a letto insieme. Il fatto al centro del processo è la lite scoppiata quando lei, dopo la fine della relazione, si era presentata senza avvisarlo a casa sua per riprendersi le proprie cose. Dentro, due donne. La tensione, la discussione, poi la chiamata ai carabinieri. Irene dice di essere stata colpita. Lui nega: «Non l’ho picchiata, cercavo solo di togliermela di dosso». Lui in manette, 5 giorni in carcere. Lei lo cerca quando esce. Lo prega, vuole vederlo. Nonostante il ragazzo abbia una misura che gli vieta di avvicinarsi a lei - misura revocata oggi, insieme all’obbligo di firma.
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