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il borghese
29 Dicembre 2025 - 05:46
Sono i nostri eroi. In un’epoca in cui di certo non possiamo appellare in questo modo politici corrotti o guerrafondai, sportivi troppo ricchi e social, condottieri inesistenti, ci restano loro: medici, infermieri, vigili del fuoco. Uomini e donne che non esitano a sacrificare la propria vita privata, i propri affetti, a rischiare botte e aggressioni, a lanciarsi letteralmente nel fuoco per salvare perfetti sconosciuti. Noi. Adesso però sono loro, i nostri eroi, a chiedere il nostro aiuto. A distanza di pochi giorni, a Torino, prima dai vigili del fuoco e poi dal 118 è arrivata la stessa dichiarazione: «Siamo pochi». Due parole pronunciate quasi sottovoce, senza urlare, senza minacciare scioperi, senza comunicati roboanti, timidamente, come se ci fosse il timore di disturbare. Ma i numeri non mentono mai e non hanno bisogno di megafoni. I vigili del fuoco quest’anno hanno affrontato 7mila incendi e 4mila incidenti stradali, hanno soccorso 15mila tra persone e animali. E lo hanno fatto senza 150 unità, pari a una carenza di organico del 10%. Il 118 risponde a 1.200 chiamate di aiuto al giorno, da cui derivano 260mila interventi l’anno. E lo fa con 30 medici e 20 infermieri in meno di quanti ne servirebbero. I motivi sono facilmente intuibili: turni massacranti, stress, stipendi troppo bassi. Tanto che all’ultimo corso di abilitazione si è registrato un calo del 60% di aspiranti medici. Una “crisi delle vocazioni” comprensibile perché i loro sacrifici non vengono riconosciuti e ripagati. I nostri eroi meritano un aiuto. E se non si vuole farlo per loro, lo si faccia per noi stessi: siete sicuri di voler essere soccorsi da un medico stanco e stressato, che si trova su un’ambulanza da 12 ore?
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