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Operazione USA in Venezuela

Maduro, da autista di bus a dittatore e il ruolo della moglie

Per i media la cattura è una "uscita negoziata". Le repressioni nel sangue e l'affossamento dell'economia

Maduro catturato in un blitz Usa: tra trattative segrete e resa dei conti

Nicolás Maduro, 63 anni, l’uomo che ha tenuto le redini del Venezuela dal 2013, è stato portato via dal suo Paese in una operazione notturna condotta dalle forze speciali statunitensi. Mentre a Washington si accredita la versione del blitz, dall’opposizione venezuelana filtrano interpretazioni diverse: più che una cattura, sarebbe stata un’uscita negoziata, un varco concordato per chiudere la stagione del “presidente-padrone” senza scosse incontrollabili. Tra ricostruzioni e silenzi, resta una certezza: il baricentro del potere a Caracas è saltato.



Il blitz nella notte e l'ombra della trattativa
Secondo fonti dell’opposizione intervistate da Sky News, la fase finale si è consumata a Caracas nella notte del 3 gennaio, dopo mesi di pressioni, incursioni mirate e contatti sotterranei. Washington rivendica un’operazione di cattura; altre voci, però, parlano di una consegna “ordinata”, pensata per evitare fratture nelle forze armate e garantire a Maduro e alla moglie, Cilia Flores, margini di sicurezza personale. L’arresto della coppia, riferiscono le stesse fonti, sarebbe il tassello conclusivo di un copione scritto a più mani: intelligence, negoziatori e generali.

Dall'autobus al Palazzo: l'ascesa e il consolidamento del potere
Da giovane autista d’autobus e sindacalista, Maduro entra nella scia di Hugo Chávez negli anni Novanta, guadagnandosi fiducia e incarichi: prima agli Esteri, poi vicepresidente e delfino designato. Alla morte del comandante, nel 2013, vince di misura su Henrique Capriles e non lascia più il potere. Nel 2014 reprime nel sangue le proteste studentesche; nel 2017 svuota il Parlamento e impone una Costituente compiacente; nel 2018 si conferma alla presidenza in un voto contestato e giudicato illegittimo da buona parte della comunità internazionale. Sopravvive a un tentato attentato con droni durante una parata e cementa il patto con i militari, che arrivano a presidiare 12 ministeri su 34, compreso il Petrolio.

Un Paese in apnea tra sanzioni, crisi e repressione
La fotografia economica è impietosa: un decennio con il Pil crollato dell’80%, inflazione fuori controllo, sanzioni americane, pandemia e fuga di milioni di venezuelani. Dal 2024 alcuni indicatori tornano a dare segnali di vita, ma la ripresa è fragile e diseguale. Intanto, su Maduro s’infittiscono le accuse: per Washington è al vertice di reti di narcotraffico, tanto da raddoppiare ad agosto la taglia sulla sua testa da 25 a 50 milioni di dollari; la Corte penale internazionale lo indaga per crimini contro l’umanità. Il potere, però, resiste nelle mani di un cerchio ristretto, sostenuto da generali e apparati.

Gli USA, da nemico storico a regista dell'epilogo?
Il rapporto tra Caracas e Washington è da decenni un conflitto a bassa e alta intensità, con variazioni di tono a seconda delle amministrazioni. Nell’ultimo anno la spirale si è accelerata: deportazioni di cittadini venezuelani etichettati come criminali, un accordo estivo per scambi di detenuti, poi l’accusa del Tesoro Usa a Maduro di guidare il cosiddetto Cartello dei Soli. In settembre lo schieramento di navi, aerei e della più grande portaerei americana nei Caraibi con la bandiera della lotta al narcotraffico; da allora, secondo fonti statunitensi, decine di azioni contro imbarcazioni di presunti narcos e un raid della Cia con droni su un pontile in territorio venezuelano. Fino al colpo di teatro di Caracas.

La famiglia, il potere occulto e l'ora dei conti
Nell’entourage di Maduro, molti hanno sempre indicato Cilia Flores come il vero metronomo del potere: avvocata penalista, parlamentare, per tutti “la prima combattente”, più che una first lady. Accanto a lei, il figlio Nicolasito, spesso evocato come possibile erede. La cattura della coppia azzera i piani dinastici e apre interrogativi sulla tenuta del gruppo dirigente chavista, diviso tra fedeltà, convenienza e timore delle inchieste.

Gli scenari: cella, esilio o un nuovo patto
Se confermate, le ipotesi sul tavolo oscillano tra un processo negli Stati Uniti per traffico di droga e corruzione e un esilio di lungo corso, con garanzie personali in cambio di informazioni e non belligeranza politica. A Caracas, intanto, si misura la reazione delle forze armate, arbitro non dichiarato di ogni transizione. Per l’opposizione si apre una finestra stretta ma reale per ricostruire istituzioni, bilanciare poteri e riaccendere l’economia; per la popolazione, stremata, la domanda è più semplice e urgente: quando e come la fine di un’era si tradurrà in pane, lavoro e sicurezza.

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