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Il caso

Trump e la dottrina Monroe: il richiamo storico che giustifica l’intervento Usa in Venezuela

Dall’arresto di Nicolás Maduro al controllo del petrolio, Washington riporta al centro una dottrina ottocentesca

Trump e la dottrina Monroe: il richiamo storico che giustifica l’intervento Usa in Venezuela

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha richiamato apertamente la dottrina Monroe per legittimare l’operazione militare americana in Venezuela avvenuta il 3 gennaio. L’azione ha portato all’arresto del presidente Nicolás Maduro, trasferito a New York e formalmente incriminato con accuse di narcotraffico, terrorismo, importazione di cocaina e possesso di armi pesanti destinate ad attacchi contro obiettivi statunitensi.

Nel suo discorso, Trump ha inoltre annunciato un coinvolgimento diretto di Washington nel settore petrolifero venezuelano, che detiene alcune delle maggiori riserve di greggio al mondo. Gli Usa, ha spiegato, guideranno il Paese “finché sarà possibile”, in attesa di una transizione politica sicura.

Alla base di questa linea politica, ribadita nella nuova National Security Strategy improntata all’America First, vi è la volontà di riaffermare la preminenza americana nell’emisfero occidentale. Ma cosa comporta davvero la dottrina evocata dalla Casa Bianca?

Le origini storiche della dottrina Monroe

La dottrina Monroe prende il nome dal presidente James Monroe, che la formulò nel 1823, in un periodo segnato dall’indipendenza delle colonie latinoamericane dalle potenze europee. Il principio fondamentale era semplice ma netto: qualsiasi intervento europeo nel continente americano sarebbe stato considerato una minaccia agli interessi degli Stati Uniti.

Riassunta nello slogan “l’America agli americani”, la dottrina sanciva l’idea che l’intero emisfero occidentale rientrasse nella sfera di influenza di Washington, ponendo le basi dell’espansionismo statunitense nella regione.

Da strategia difensiva a strumento di ingerenza politica

Sebbene presentata inizialmente come una misura di difesa geopolitica, la dottrina Monroe si è trasformata nel tempo in una giustificazione ideologica per l’intervento degli Usa negli affari interni dell’America Latina. Questa evoluzione ha alimentato tensioni diplomatiche e una forte ostilità popolare nei confronti di Washington.

Nel contesto attuale, il riferimento a tale dottrina appare ancora più significativo alla luce dei rapporti sempre più stretti tra alcuni Paesi latinoamericani e potenze come Cina e Russia, in particolare nel caso del Venezuela.

Il corollario Roosevelt e la “diplomazia delle cannoniere

All’inizio del Novecento, sotto la presidenza di Theodore Roosevelt, la dottrina Monroe venne rafforzata dal cosiddetto corollario Roosevelt. Secondo questa visione, gli Stati Uniti avevano non solo il diritto di bloccare l’ingerenza europea, ma anche il dovere di intervenire direttamente nei Paesi ritenuti incapaci di garantire stabilità politica o di tutelare gli interessi economici internazionali.

Da questa impostazione nacque la “diplomazia delle cannoniere”, basata sull’uso della forza militare come strumento di pressione politica, con invasioni, occupazioni e sostegno a governi filoamericani.

Dalla Monroe alla “dottrina Donroe”

L’approccio di Trump richiama esplicitamente questa tradizione storica, tanto che diversi media statunitensi hanno parlato di “dottrina Donroe”, un neologismo che unisce il nome di Monroe a quello di Donald Trump. L’obiettivo dichiarato è ristabilire una leadership americana forte e incontrastata nel continente.

I principali interventi Usa in America Latina

Nel corso del XX secolo, gli Stati Uniti hanno condotto numerose operazioni nella regione:

  • Guatemala (1954): colpo di Stato organizzato dalla CIA contro il presidente Jacobo Árbenz, seguito da una dittatura militare.

  • Cuba (1961-1962): fallimento dell’invasione della Baia dei Porci e successiva crisi dei missili con l’Urss.

  • Repubblica Dominicana (1963): golpe sostenuto dagli Usa contro il presidente Juan Bosch.

  • Cile (1973): colpo di Stato che rovesciò Salvador Allende, simbolo dell’ingerenza americana durante la Guerra fredda.

  • Grenada (1983): invasione militare sotto la presidenza Reagan.

  • Panama (1989-1990): cattura del presidente Manuel Noriega dopo l’invasione ordinata da George H. W. Bush.

Una dottrina del passato per una crisi del presente

Il richiamo alla dottrina Monroe nel caso venezuelano rappresenta per molti analisti un ritorno a logiche geopolitiche ottocentesche, adattate alle dinamiche globali contemporanee. Se per Washington si tratta di sicurezza nazionale e controllo strategico, per gran parte dell’America Latina significa riaprire una ferita storica mai completamente rimarginata.

L’intervento in Venezuela potrebbe così segnare non solo una svolta nella crisi interna del Paese, ma anche un nuovo capitolo nei rapporti tra Stati Uniti e America Latina.

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