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Il fatto
07 Gennaio 2026 - 15:30
L’interesse degli Stati Uniti per la Groenlandia non è una novità dell’era Trump. Già in passato Washington ha valutato più volte l’ipotesi di acquisire o controllare strategicamente l’enorme isola artica, oggi territorio autonomo del Regno di Danimarca. Dalla Prima guerra mondiale alla Guerra fredda, fino alle recenti tensioni geopolitiche, la Groenlandia è rimasta un tassello cruciale nello scacchiere internazionale.
Durante il suo primo mandato, nel 2019, Donald Trump aveva già sorpreso l’opinione pubblica chiedendo apertamente a Copenaghen la possibilità di acquistare la Groenlandia. Negli ultimi mesi, dopo nuove operazioni diplomatiche e militari statunitensi in America Latina, il presidente è tornato sull’argomento, definendo l’isola “essenziale per la sicurezza nazionale americana”. Un’affermazione che ha riacceso il dibattito internazionale, ma che affonda le sue radici in una lunga storia.
Secondo indiscrezioni della stampa internazionale, Washington starebbe valutando una formula alternativa all’acquisto diretto: un accordo di associazione con il governo groenlandese, che consentirebbe agli Stati Uniti una presenza militare più estesa senza modificare formalmente la sovranità danese. Un modello già sperimentato con alcuni Stati insulari del Pacifico, che garantisce agli USA accesso strategico e cooperazione militare rafforzata.
Le dichiarazioni americane non sono passate inosservate in Europa. I leader dell’Unione europea hanno ribadito che la stabilità dell’Artico è una priorità comune, mentre la Danimarca ha annunciato un rafforzamento della presenza militare sull’isola, lasciando comunque spazio a una maggiore collaborazione Nato.
Il primo concreto avvicinamento degli USA alla Groenlandia risale alla Prima guerra mondiale. Nel 1917, temendo che la Germania potesse estendere la propria influenza sui territori danesi, il presidente Woodrow Wilson avviò negoziati che portarono all’acquisto delle Antille danesi, oggi Isole Vergini Americane. In quell’occasione, la Groenlandia rimase fuori dall’accordo, ma entrò stabilmente nel radar strategico di Washington.
Con l’occupazione nazista della Danimarca nel 1940, la Groenlandia assunse un ruolo ancora più delicato. Per evitare che l’isola finisse sotto il controllo tedesco, nel 1941 venne firmato un accordo che autorizzava gli Stati Uniti a installare basi militari sul territorio, garantendo al contempo il mantenimento della sovranità danese.
Nel dopoguerra, con l’emergere dell’Unione Sovietica come nuova minaccia, il presidente Harry Truman tentò nuovamente la strada dell’acquisto. Documenti declassificati mostrano come gli USA arrivarono a offrire circa 100 milioni di dollari alla Danimarca nel 1946. L’ipotesi venne discussa, ma mai accettata ufficialmente da Copenaghen.
Il rifiuto danese portò a un rafforzamento dei legami atlantici: nel 1949 la Danimarca entrò nella Nato e, negli anni successivi, rinnovò gli accordi che permettevano la presenza militare americana in Groenlandia. Anche negli anni Cinquanta, sotto la presidenza Eisenhower, l’idea di un’acquisizione tornò brevemente sul tavolo, senza risultati concreti.
Parallelamente, l’isola ha intrapreso un percorso di crescente autonomia politica. Dal 1979 la Groenlandia gode di un autogoverno interno, ulteriormente rafforzato da referendum che hanno attribuito alle autorità locali la gestione delle risorse naturali. Oggi dispone di un Parlamento eletto, mentre la Danimarca mantiene competenze limitate, come la politica estera e la difesa.
Oltre alla posizione geografica, determinante per il controllo dell’Artico e dei sistemi di difesa missilistica, la Groenlandia è diventata centrale anche dal punto di vista economico. Lo scioglimento dei ghiacci sta aprendo nuove rotte marittime più rapide tra Atlantico e Pacifico, mentre il sottosuolo dell’isola custodisce ingenti risorse di gas, petrolio e soprattutto terre rare. Materiali considerati fondamentali dagli Stati Uniti sia per l’industria militare sia per la transizione energetica, in un contesto di crescente competizione con la Cina.
Dalle prime manovre diplomatiche del Novecento fino alle dichiarazioni più recenti, la Groenlandia continua a rappresentare un nodo strategico irrisolto. Più che un semplice territorio, l’isola è diventata il simbolo delle nuove sfide globali: sicurezza, risorse, clima e nuovi equilibri di potere.
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