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08 Gennaio 2026 - 10:25
Alfonso Signorini torna a riflettere sul valore del silenzio in un editoriale pubblicato sull’ultimo numero del settimanale Chi. Senza fare riferimenti diretti alla vicenda giudiziaria che lo vede coinvolto, il giornalista e conduttore evidenzia come tacere non significhi sottrarsi, ma decidere con attenzione quando e a chi parlare.
Nei giorni scorsi Signorini è stato ascoltato in Procura e ha respinto tutte le accuse mosse da Antonio Medugno, che lo riguardano per presunta estorsione e violenza sessuale. L’episodio giudiziario sembra però essere il contesto implicito delle sue parole sul silenzio, definito come "un atto sovversivo in un’epoca dove tutti parlano e si giustificano in tempo reale".
Secondo il sessantunenne, viviamo immersi in un flusso incessante di opinioni, titoli sensazionalistici, like e dichiarazioni amplificate. In questo scenario, tacere diventa una scelta consapevole e un filtro naturale:
"Parlare a tutti spesso significa non comunicare davvero con nessuno. Scegliere di tacere permette invece di indirizzare le parole verso chi le merita, lasciando agli altri ciò che forse è più onesto: il nulla", scrive Signorini.
Il conduttore ribadisce poi un concetto chiave: la verità autentica non ha fretta e non ha bisogno di clamore. Non va esposta per titoli sensazionalistici, né viene definita da ricostruzioni frettolose o giudizi social. La pazienza e la consapevolezza diventano strumenti indispensabili per navigare tra ciò che è pubblico e ciò che resta privato, tra spettacolo e vita reale.
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