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13 Gennaio 2026 - 08:00
La manovra economica 2026 introduce una modifica importante nel sistema dei benefit aziendali: aumenta il valore dei buoni pasto elettronici che non concorre alla formazione del reddito imponibile. Dal 1° gennaio 2026, la soglia di esenzione fiscale passa da 8 a 10 euro al giorno.
In via ordinaria, le spese sostenute dal datore di lavoro per la pausa pranzo dei dipendenti costituiscono reddito da lavoro dipendente e sono soggette a Irpef. Per favorire il welfare aziendale, la normativa prevede una franchigia fiscale.
Fino al 2025 il limite era fissato a 8 euro per i ticket elettronici e a 4 euro per i buoni cartacei. Con la Legge di Bilancio 2026, l’aumento riguarda esclusivamente il formato digitale.
I ticket restaurant rappresentano una concreta integrazione al reddito, soprattutto per il ceto medio. Per le famiglie con redditi compresi tra 25.000 e 50.000 euro annui, il valore complessivo dei buoni pasto può equivalere, su base annuale, a una mensilità aggiuntiva.
La revisione delle soglie è stata sostenuta dalle società emittenti di buoni pasto. Secondo l’Osservatorio Welfare 2025, il caro-vita è la principale preoccupazione per il 60% dei lavoratori. Tra i giovani della Generazione Z, il timore riguarda soprattutto l’aumento dei beni di prima necessità.
In questo contesto, aggiornare una soglia ferma da anni viene considerato un investimento strategico, capace di incentivare le imprese a rafforzare le politiche di welfare.
La manovra non modifica il trattamento dei buoni pasto cartacei, il cui limite di esenzione resta fermo a 4 euro. Il ticket elettronico, più facilmente tracciabile, rimane quindi lo strumento privilegiato dal punto di vista fiscale.
L’obiettivo principale è sostenere il potere d’acquisto dei lavoratori dipendenti e promuovere strumenti di welfare aziendale utilizzabili sia presso bar e ristoranti sia, in molti casi, per la spesa alimentare nei supermercati.
Su un anno lavorativo medio di circa 220 giornate, l’incremento di 2 euro al giorno genera un beneficio superiore a 440 euro. Il valore complessivo dei buoni esentasse può così salire da 1.760 a 2.200 euro annui.
Secondo le stime di settore, l’aumento della soglia esentasse interessa circa 3,5 milioni di lavoratori, di cui 2,8 milioni nel settore privato e circa 700 mila nel pubblico impiego.
La misura produce effetti positivi anche sulla filiera della ristorazione. I buoni pasto sono accettati da migliaia di esercizi convenzionati, tra bar, ristoranti e gastronomie, favorendo consumi più elevati e un possibile aumento dello scontrino medio.
È importante sottolineare che l’innalzamento della soglia esentasse non comporta automaticamente un aumento del valore dei ticket. Le aziende restano libere di mantenere gli importi precedenti, limitando così gli effetti positivi sulla retribuzione indiretta.
Permane infine il divario tra buoni digitali e cartacei. In molte piccole e medie imprese, dove la digitalizzazione procede più lentamente, il rischio è quello di creare disparità di trattamento tra i lavoratori.
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