Chi vive in città lo sa bene: il rumore del traffico entra in casa anche a finestre chiuse, mentre d’inverno basta uno spiffero per rendere la stanza poco accogliente. Cambiare gli infissi non è solo una scelta estetica, ma un investimento concreto in comfort, risparmio energetico e valore dell’immobile. Nel 2026, grazie alle agevolazioni fiscali, questo intervento può diventare molto più sostenibile dal punto di vista economico. A patto, però, di orientarsi correttamente tra bonus e regole.
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Il primo chiarimento da fare è fondamentale: non esiste un “bonus infissi” autonomo. La sostituzione di finestre e serramenti rientra, infatti, in due diverse agevolazioni fiscali, a seconda dell’obiettivo dell’intervento:
Bonus Ristrutturazioni
Ecobonus
In entrambi i casi, il presupposto è lo stesso: gli infissi devono già esistere. Le detrazioni non valgono per nuove costruzioni o per l’apertura di nuove finestre dove prima c’era un muro. Lo Stato incentiva il miglioramento dell’esistente, non l’ampliamento.
Il beneficio spetta a chi sostiene la spesa: proprietari, usufruttuari, inquilini o comodatari, purché abbiano un titolo valido sull’immobile e le fatture siano intestate correttamente.
Il Bonus Ristrutturazioni rappresenta l’opzione più utilizzata dalle famiglie: la sostituzione degli infissi viene considerata manutenzione straordinaria e non richiede il dimostrato miglioramento di una classe energetica.
Nel 2026 la detrazione è pari a:
Il limite massimo di spesa resta elevato: 96.000 euro per unità immobiliare. I nuovi serramenti devono comunque rispettare specifici requisiti di isolamento termico, ma la procedura è più snella rispetto all’Ecobonus.
Se l’intervento è mirato soprattutto a ridurre le dispersioni di calore, l’Ecobonus può essere la strada giusta. Qui i requisiti tecnici sono più stringenti e il tetto di spesa scende a 60.000 euro, ma le percentuali di detrazione restano le stesse del Bonus Ristrutturazioni (50% o 36%).
La differenza principale è burocratica: con l’Ecobonus è obbligatoria la comunicazione all’Enea entro 90 giorni dalla fine dei lavori.
In sintesi: ristrutturazione se l’intervento è parte di lavori più ampi; Ecobonus se si punta esclusivamente sull’efficienza energetica.
Il bonus non copre solo le finestre in senso stretto. Sono detraibili anche:
portefinestre, scuri, persiane e tapparelle
cassonetti, se parte del sistema
manodopera per rimozione e posa
opere murarie necessarie
parcelle di tecnici e professionisti
accessori come maniglie, guarnizioni e sistemi di chiusura
In pratica, tutto ciò che è indispensabile per completare l’intervento.
Per accedere alle detrazioni, i nuovi infissi devono rispettare i valori massimi di trasmittanza termica, che variano in base alla zona climatica.
Zone fredde (per esempio Milano o Torino – Zona E): massimo 1,30 W/m²K
Zone miti o calde (per esempio Palermo o Cagliari – Zone A e B): fino a 2,60 W/m²K
Il fornitore deve rilasciare la marcatura CE e la dichiarazione di prestazione. Senza questi documenti, la detrazione può essere revocata in caso di controllo.
Il pagamento deve avvenire esclusivamente tramite bonifico parlante, indicando:
Un errore nella causale può compromettere l’intero beneficio.
Il rimborso non è immediato: la detrazione viene ripartita in 10 rate annuali di pari importo, scalate dall’Irpef. È essenziale verificare la propria capienza fiscale: se le imposte dovute sono inferiori alla rata annuale, la parte eccedente viene persa.
Oltre al risparmio in bolletta, nuovi infissi significano più silenzio, maggiore sicurezza e una casa più confortevole in ogni stagione. Con il Bonus Ristrutturazioni, inoltre, possono rientrare anche interventi legati alla sicurezza, come vetri antisfondamento, grate e serrature rinforzate.