Cerca

IL CASO

I funerali di Askatasuna? Ora non è più un bene per il Comune

Massima allerta per le nuove marce previste in città. La festa annunciata per venerdì a Palazzo Nuovo (senza autorizzazioni)

I funerali di Askatasuna? Ora non è più un bene per il Comune

La Giunta comunale di Torino ha ufficializzato la fine di Askatasuna come bene comune.
Con una delibera approvata nelle ultime ore, firmata dalla vicesindaca con delega al Patrimonio Michela Favaro e dall’assessore al Welfare del Comune di Torino, Jacopo Rosatelli, l’amministrazione ha preso atto della cessazione della qualifica per l’immobile di corso Regina Margherita 47, sigillato dallo scorso 18 dicembre a seguito dello sgombero disposto nell’ambito di un’operazione di polizia giudiziaria. Da quel giorno, con gli accessi murati, è venuto meno anche il patto di collaborazione che ne regolava l’utilizzo e che, negli anni, aveva alimentato dibattiti e polemiche in città. Nel testo della delibera vengono richiamati i principi fondamentali del regolamento comunale sui beni comuni - accessibilità, cura condivisa e partecipazione - che, secondo l’atto, non risultano più garantiti dopo lo sgombero. La presa d’atto formale segna quindi la fine di un’esperienza amministrativa iniziata anni fa, con l’obiettivo dichiarato di trasformare uno spazio occupato in un centro a uso sociale.

Non sono mancate le reazioni politiche, alcune delle quali molto dure.
A cominciare dall’assessore regionale Maurizio Marrone, indicato da tanti come il “regista” delle operazioni che hanno portato lo sgombero di Aska «Quando abbiamo presentato la legge regionale che impedisse di sfruttare la normativa dei beni comuni, non per il vero volontariato civico, bensì per sanare i centri sociali antagonisti evitando bandi pubblici, volevamo esattamente arrivare a questo giorno» afferma Marrone. «Speriamo metta una pietra tombale sulla sciagura del “dialogo istituzionale con gli antagonisti». Il consigliere comunale di +Europa, Silvio Viale «È ufficiale: Askatasuna non è più un bene comune. Il funerale si è svolto il 31 dicembre. La trigesima si celebrerà il 31 gennaio. Condoglianze».
Il riferimento alla “trigesima” riguarda la manifestazione nazionale annunciata, con tre cortei previsti da Porta Susa, Porta Nuova e Palazzo Nuovo. Già sabato 24 gennaio è attesa una “marcia di antagonisti” in città, anche se il percorso non è ancora noto.
Il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo ha definito l’atto una «Caporetto politica di anni di ambiguità e complicità», sottolineando come solo l’intervento dello Stato e lo sgombero abbiano ristabilito la legalità. «Quell’immobile deve tornare immediatamente ai torinesi per funzioni pubbliche vere, trasparenti e legali», ha aggiunto. Fabrizio Ricca, capogruppo Lega in Piemonte, ha dichiarato: «Askatasuna esce dai beni comuni e Torino vede finalmente la fine di un’era che ha procurato soltanto danni. La manifestazione del 31 gennaio è inutile e pretestuosa, serve solo ad alimentare tensioni. L’esperienza Askatasuna è ormai definitivamente tramontata». Ma di Askatasuna ancora ci sarà molto da parlare - e da scrivere. Una nuova polemica si è accesa a Torino dopo la diffusione sui social di un volantino che invita a una festa organizzata da Askatasuna e dai collettivi studenteschi “per la campagna “Aska è la mia città’” presso Palazzo Nuovo, storico edificio universitario al centro del dibattito cittadino. Lo stesso edificio che ha visto un’occupazione da parte degli stessi antagonisti: mesi di disagi e quasi 700mila euro di danni provocati all’interno dell’ateneo.
L’evento musicale, previsto venerdì 23 gennaio dalle 20, promette concerti live con Africa Unite, Cosmo e altri artisti locali, accompagnati da un dj set “trash all night long” all’interno degli spazi degli studenti.
La diffusione dell’annuncio ha immediatamente diviso l’opinione pubblica, richiamando alla memoria il recente impegno dei collettivi antagonisti e il contesto di protesta dopo lo sgombero del centro sociale Askatasuna.
Proprio da un’assemblea nazionale di antagonisti, quella del 17 gennaio al Campus Einaudi, che ha visto la partecipazione di attivisti da tutta Italia, era emersa la volontà di rafforzare forme di mobilitazione e presenza nei luoghi simbolici della città.
In una nota ufficiale, però, l’Università di Torino ha precisato che non ha autorizzato la serata a Palazzo Nuovo.
L’Ateneo, nella stessa nota, ha inoltre sottolineato che non è stato rilasciato alcun permesso per l’utilizzo degli spazi universitari in vista dell’evento e ha ribadito che, qualora l’iniziativa dovesse comunque tenersi, procederà con una segnalazione alle autorità competenti.

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Logo Federazione Italiana Liberi Editori L'associazione aderisce all'Istituto dell'Autodisciplina Pubblicitaria - IAP vincolando tutti i suoi Associati al rispetto del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale e delle decisioni del Giurì e de Comitato di Controllo.