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Salute e prevenzione
22 Gennaio 2026 - 19:30
Un recente studio suggerisce che il vaccino contro l’Herpes zoster, noto comunemente come fuoco di Sant’Antonio, non solo protegge dalla malattia ma potrebbe anche contribuire a un invecchiamento più lento. I ricercatori hanno riscontrato effetti positivi in diversi indicatori biologici tra le persone vaccinate.
L’Herpes zoster è una malattia virale caratterizzata da eruzioni cutanee dolorose, spesso concentrate su un lato del torace o sull’addome, accompagnate da vescicole. La causa è la riattivazione del virus Varicella-Zoster, lo stesso che provoca la varicella durante l’infanzia. Dopo l’infezione iniziale, il virus rimane dormiente nei gangli nervosi e può riattivarsi in età avanzata, soprattutto in presenza di malattie croniche o di un sistema immunitario indebolito.
Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, circa una persona su dieci sviluppa il fuoco di Sant’Antonio in età adulta. Pur non essendo generalmente pericolosa per la vita, la malattia può provocare dolori intensi. Per questo motivo, la vaccinazione è consigliata per gli over 50 e fortemente raccomandata per chi ha più di 65 anni o soffre di patologie croniche.
I ricercatori della School of Gerontology della University of Southern California hanno analizzato i dati di oltre 3.800 cittadini statunitensi con più di 70 anni, raccolti nel database Health and Retirement Study del 2016. L’obiettivo era verificare eventuali effetti del vaccino sull’invecchiamento biologico, misurando sette parametri principali: infiammazione, risposta immunitaria innata e adattativa, salute cardiovascolare, marcatori di neurodegenerazione, invecchiamento epigenetico e trascrittomico, oltre a un punteggio composito di invecchiamento biologico.
I partecipanti vaccinati hanno mostrato valori migliori in tutti i parametri analizzati, con benefici particolarmente evidenti per l’infiammazione e per gli indicatori epigenetici e trascrittomici. In pratica, il loro organismo sembrava invecchiare più lentamente rispetto a chi non era vaccinato.
Secondo gli autori dello studio, la riduzione dell’infiammazione cronica potrebbe essere la chiave di questo effetto. Infatti, l’infiammazione di basso grado è associata a molte patologie legate all’età, tra cui problemi cardiaci, fragilità e declino cognitivo. Vaccinarsi contro l’Herpes zoster potrebbe quindi non solo prevenire la riattivazione del virus, ma anche promuovere un invecchiamento più sano.
Un dato interessante è che gli effetti positivi sembrano persistere anche a distanza di quattro o più anni dalla vaccinazione, suggerendo benefici duraturi. Tuttavia, i ricercatori sottolineano che saranno necessari ulteriori studi sperimentali per confermare questi risultati e comprendere appieno i meccanismi coinvolti.
Questi risultati aprono la strada a nuove strategie per favorire un invecchiamento sano, in cui i vaccini potrebbero svolgere un ruolo più ampio rispetto alla semplice prevenzione delle malattie.
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