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Il caso

Askatasuna e collettivi autonomi, comincia la settimana di battaglia

Domani al rettorato la protesta contro la chiusura di Palazzo Nuovo

Askatasuna e collettivi autonomi, comincia la settimana di battaglia

Scatta la protesta dei collettivi universitari contro la decisione della rettrice dell’Università di Torino, Cristina Prandi, di chiudere per due giorni Palazzo Nuovo, impedendo lo svolgimento dell’evento musicale Que vida Askatasuna, organizzato in solidarietà con il centro sociale sgomberato lo scorso 18 dicembre. La mobilitazione prenderà il via domani mattina con un presidio davanti alla sede del Rettorato, in concomitanza con la riunione del senato accademico, e proseguirà per tutta la settimana con una serie di iniziative. L’annuncio è arrivato questa mattina durante una conferenza stampa alla quale hanno partecipato i rappresentanti del Collettivo universitario autonomo, Studenti indipendenti, Giovani comunisti, Assemblea dei lavoratori precari e Cambiare rotta. All’incontro è intervenuto anche un docente universitario. Al centro delle critiche c’è la scelta dell’ateneo di chiudere Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche, per motivi che secondo i promotori della protesta non sarebbero legati alla sicurezza. «La decisione della rettrice ha ben poco di tecnico e di amministrativo - hanno sostenuto i collettivi - e rappresenta invece una presa di posizione politica». Secondo gli studenti, la chiusura sarebbe avvenuta anche a seguito di pressioni esterne, riconducibili a «apparati politici e istituzionali come questura e prefettura». Una gestione che, a loro avviso, snatura il ruolo dell’università. «Quando l’ateneo viene guidato da queste logiche – hanno aggiunto – perde la sua funzione di spazio di confronto, dialogo e promozione del pensiero critico». Sulla stessa linea l’intervento di un docente del dipartimento di Culture, Politica e Società, che ha ribadito come la creazione di spazi aperti all’interno dell’università sia non solo possibile, ma coerente con la missione dell’ateneo. «Non è pericoloso né complicato - ha spiegato - ed è già stato fatto in passato. L’università non solo può concedere questi spazi, ma dovrebbe farlo in base al proprio statuto». A esprimere preoccupazione è stata anche una rappresentante dei lavoratori precari, che ha denunciato un cambiamento nei rapporti tra governance e comunità universitaria. «Ci sentiamo colpiti dalla nuova attitudine dell’ateneo verso studenti e studentesse - ha affermato - e non va dimenticato che le università continuano a esistere, nonostante anni di definanziamenti, grazie alle tasse degli studenti e al lavoro di chi insegna con compensi molto bassi»

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