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Il caso

Strage di Brandizzo, il processo gigante e l’aula che non c’è

Il Ministero della Giustizia si sfila dai finanziamenti per la maxi-aula di Ivrea. Il Comune va avanti con fondi ridotti, ma i posti non bastano: 24 imputati, 30 parti offese e un tribunale stretto

Strage di Brandizzo, il processo gigante e l’aula che non c’è

Processo sulla strage di Brandizzo, il Ministero della Giustizia ha giudicato troppo costoso l’intervento: servivano 1,6 milioni, ma il dicastero si è formalmente tirato indietro. La Regione ha già stanziato 500mila euro, e il Comune prova ad arrangiarsi, ma l’aula prevista per 250 posti sarà ridotta, forse a 120-130, utilizzando un edificio comunale adiacente al tribunale. «Il processo deve restare a Ivrea, troveremo una sede alternativa con i soldi che abbiamo», rassicura il sindaco Matteo Chiantore. Ma lo spazio resta un problema: 24 indagati, 30 parti offese, avvocati, consulenti, magistrati e pubblico non ci stanno più nelle aule esistenti. La procuratrice Gabriella Viglione non nasconde la delusione: «Speravamo che almeno questa volta Ivrea smettesse di essere trasparente». L’emergenza non riguarda solo i posti: l’enorme mole di atti, 80 terabyte, ha costretto la procura a creare un cloud dedicato, rallentando il lavoro degli avvocati e allungando i tempi dei rinvii a giudizio. Giovedì la Conferenza permanente dovrà decidere come organizzare il maxi-processo: l’ipotesi è celebrare tutto a Ivrea, anche ricorrendo alla videoconferenza.

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