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Il caso

Carmagnola, cani tra fango, feci e lamiere: le condizioni denunciate dalle guardie zoofile

Diffide ai proprietari dopo i sopralluoghi, segnalazioni anche sull’operato dei controlli precedenti

Carmagnola, cani tra fango, feci e lamiere: le condizioni denunciate dalle guardie zoofile

Eccoli, i cani da cortile usati come antifurto. Non animali da compagnia, ma presenze tollerate ai margini delle case. È quanto denunciano le guardie zoofile di Stop Animal Crimes Italia dopo una serie di controlli effettuati a fine anno nel territorio comunale di Carmagnola, limitati a due frazioni ma sufficienti - spiegano - a restituire un quadro drammatico. In uno dei sopralluoghi un cagnolino viveva in un corridoio di terra e fango, con una lamiera piegata a V come unico riparo. In un altro caso i cani erano detenuti tra feci e urina. Altrove, un animale era rinchiuso in un recinto privo di protezione adeguata: paglia sparsa dentro e fuori dalla cuccia, mescolata alla terra, ciotole rovesciate, rifiuti, tane di ratti nel box. Condizioni che, secondo l’associazione, configurano una detenzione incompatibile con la natura dell’animale. I proprietari sono stati diffidati: niente isolamento, stop alle condizioni igieniche insalubri, obbligo di garantire un riparo idoneo. In alcune delle aree controllate erano già passate le guardie zoofile convenzionate con il Comune. Da qui la decisione di scrivere al sindaco di Carmagnola, chiedendo di valutare eventuali accertamenti sull’operato di chi dovrebbe vigilare sul rispetto delle norme a tutela degli animali. L’associazione annuncia che continuerà i controlli e le denunce, sollecitando un’azione più incisiva da parte di tutte le autorità competenti: dal Comune alle forze dell’ordine. L’obiettivo: riconoscere come illecito il confinamento dei cani lontano dai proprietari e procedere, quando necessario, al deferimento all’autorità giudiziaria. Anche perché - sottolineano - il reato previsto dall’articolo 727 del codice penale non richiede certificazioni veterinarie, ma può essere accertato sulla base dell’esperienza della polizia giudiziaria. Una battaglia che, spiegano, passa non solo dall’applicazione rigorosa delle leggi, ma anche dalla sensibilizzazione. E dal supporto dei cittadini: segnalazioni, volontari, sostegno a un’attività che - rivendicano - si regge senza finanziamenti pubblici o privati. In gioco, dicono, c’è la vita quotidiana di migliaia di cani relegati all’isolamento.

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