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Sanità

Milleproroghe: medici potranno lavorare fino a 72 anni per far fronte alla carenza di personale

Il governo estende l’età massima di servizio su base volontaria, proroga il richiamo dei pensionati e i contratti temporanei

Milleproroghe: medici potranno lavorare fino a 72 anni per far fronte alla carenza di personale

Il governo ha introdotto un emendamento nel decreto Milleproroghe per affrontare la persistente carenza di personale sanitario, una problematica che da anni mette sotto pressione gli ospedali italiani. La misura consente ai medici di continuare a lavorare fino a 72 anni, su base volontaria, e proroga anche il richiamo in servizio dei pensionati e i contratti temporanei, rispondendo alle esigenze delle Regioni.

Lavoro volontario fino a 72 anni

Il fulcro dell’emendamento riguarda la possibilità per i medici ospedalieri di rimanere in attività oltre l’età pensionabile tradizionale, fino a 72 anni, esclusivamente se lo desiderano. La decisione è stata illustrata dal ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, che ha sottolineato come la norma non imponga alcun obbligo, ma valorizzi l’esperienza di chi sceglie di restare in servizio. Il personale richiamato potrà ricoprire incarichi di supporto e tutoraggio, senza assumere posizioni di direzione in reparti o dipartimenti complessi.

Richiamo dei pensionati e proroga dei contratti temporanei

Oltre all’estensione dell’età lavorativa, il governo conferma la possibilità di richiamare in servizio medici e dirigenti sanitari già in pensione fino a 72 anni per tutto il 2026. Contemporaneamente, le Regioni potranno continuare a stipulare contratti temporanei con personale già collocato in quiescenza, soluzione utile a colmare i vuoti nei reparti più critici. La proroga riguarda anche veterinari, operatori socio-sanitari e altri professionisti del ruolo sanitario.

Difficoltà nelle assunzioni

L’emendamento tiene conto delle difficoltà delle amministrazioni regionali ad assumere nuovo personale, nonostante la presenza di graduatorie valide. Per questo motivo, fino al 31 dicembre 2026 sarà possibile conferire incarichi di lavoro autonomo, inclusi contratti di collaborazione coordinata e continuativa, per un massimo di sei mesi, sempre su base volontaria. Il personale richiamato potrà scegliere se mantenere il trattamento pensionistico o ricevere la retribuzione legata all’incarico conferito.

Resta escluso dall’estensione dei termini il personale universitario che svolge attività clinica: i professori non potranno beneficiare della proroga fino a 72 anni.

Una soluzione temporanea in attesa di riforme

Secondo Ciriani, l’intervento mira a rendere più efficiente il sistema sanitario, ma non risolve il problema strutturale della carenza di personale. Il decreto Milleproroghe si presenta dunque come una misura temporanea, che rinvia interventi più organici su formazione, assunzioni e condizioni di lavoro nel Servizio sanitario nazionale.

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