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Il caso
31 Gennaio 2026 - 14:00
La giudice distrettuale federale Margaret Garnett ha stabilito che Luigi Mangione non potrà essere condannato a morte per l’omicidio del CEO di UnitedHealthcare, Brian Thompson, avvenuto il 4 dicembre 2024. Una decisione che rappresenta una sconfitta per i procuratori federali, determinati a chiedere la pena capitale.
Garnett ha respinto l’accusa di omicidio che avrebbe permesso di perseguire la massima pena, definendola tecnicamente viziata. Nella sentenza, la giudice ha precisato che la decisione serve a escludere la pena di morte come opzione per la giuria nel caso di eventuale condanna di Mangione.
Tuttavia, le accuse di stalking rimangono valide, con una pena massima che può arrivare all’ergastolo. Secondo Garnett, per ottenere la pena capitale i pubblici ministeri avrebbero dovuto dimostrare che l’omicidio di Thompson avvenisse durante un altro reato di violenza, cosa che lo stalking non soddisfa, citando precedenti legali e giurisprudenza.
La giudice ha inoltre confermato che le prove trovate nello zaino di Mangione saranno ammesse in aula. Durante le perquisizioni, la polizia ha sequestrato una pistola, un caricatore pieno e un quaderno rosso, elementi ritenuti chiave dagli inquirenti. Gli avvocati di Mangione avevano chiesto l’esclusione di questi elementi, sostenendo che lo zaino fosse stato controllato senza mandato legale.
Luigi Mangione, 27 anni, si è sempre dichiarato non colpevole delle accuse federali e statali di omicidio. Laureato in una università della Ivy League e proveniente da una famiglia benestante del Maryland, è stato arrestato cinque giorni dopo l’omicidio di Thompson in un McDonald’s di Altoona, Pennsylvania, a circa 370 km da Manhattan.
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