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Il Borghese
02 Febbraio 2026 - 05:50
Avevano «sassi (custoditi negli zaini), chiavi inglesi, frombole e coltelli» - cito testualmente dalla nota della Questura di Torino -, erano sicuramente tra quei 1.500 che hanno dato l’attacco alle forze dell’ordine in corso Regina Margherita, vicino ad Askatasuna: sono stati portati in Questura e sono liberi. Con una semplice denuncia a piede libero. Perché?
È questa una delle domande con cui vogliamo fare i conti.
La polizia - a fronte di oltre un centinaio di feriti negli scontri di sabato - ha arrestato tre persone: due trentenni in flagranza di reato e un ventiduenne in flagranza differita. Era nel gruppo che ha circondato e ferito l’agente Alessandro Calista. E poi ci sono quegli altri ventiquattro individuati e fermati dopo la fase più calda degli scontri, quando gli antagonisti si sono sparpagliati oltre la Dora, qualcuno mescolandosi alla movida, altri dirigendosi verso i bus che li aspettavano per il ritorno a casa.
Bisogna chiarire un paio di cose: un fermo per indiziato di delitto può durare anche 48 ore, in attesa della eventuale richiesta del pm e della decisione del giudice. I tempi dell’arresto in differita, poi, sono più lunghi: una misura introdotta contro le violenze delle tifoserie di calcio. Il semplice porto di un coltello costituisce motivo di arresto. I sassi negli zaini, poi, non sono un elemento sufficiente? Erano lì, non passavano certo per caso.
Quindi la domanda con cui facciamo i conti è questa: nessuno ha chiesto l’arresto di questi individui? Nessun pm ha ritenuto di dover fare un intervento anche “d’urgenza”? Di dare un segnale?
Per l’agente che ha sparato a un uomo che lo minacciava con un’arma - poi rivelatasi giocattolo - si è proceduto da subito con una accusa di omicidio volontario, senza passare per un fascicolo di “atti relativi” o l’eccesso colposo di legittima difesa. Qui, a fronte di razzi, scudi, martelli, pietre, bombe carta, non si ritiene di andare oltre la “resistenza a pubblico ufficiale”?
Attendiamo risposte.
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