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Il caso

Alessandro, picchiato e preso a martellate «Ho fatto solo il mio dovere»

L’avvocato De Stefanis: «Non possono esserci due pesi e due misure»

Alessandro, picchiato e preso a martellate «Ho fatto solo il mio dovere»

Ho fatto solo il mio dovere». Queste le prime parole dall’ospedale di Alessandro Calista, il poliziotto picchiato sabato al corteo per il centro sociale Askatasuna a Torino.
L’agente è stato accerchiato e pestato da un gruppo di antagonisti, prima di venire salvato dai colleghi. «Mi sono ritrovato da solo tra gli incappucciati: ho provato a proteggermi la testa, poi ho sentito un dolore terribile».

E’ un poliziotto, ma anche un padre, un marito. La prima cosa che ha fatto, appena ha potuto, è stato chiamare la sua famiglia. Sia lui che il collega, Lorenzo Virgulti, dopo gli scontri, alle Molinette «Entrambi hanno un trauma cranico. Alessandro quando e' arrivato presentava anche una ferita da taglio a una coscia, provocata da un corpo contundente» ha spiegato direttore sanitario, Antonio Scarmozzino.


Calista è stato dimesso con una prognosi di 20 giorni, 30 invece sono i giorni per Virgulti.
«Sono molti anni che assisto gli operatori delle ff.oo. e non avevo mai visto un’aggressione tanto violenta. Il video mi ha colpita. Se i responsabili di quella vile aggressione saranno identificati, mi aspetto che venga formulata una contestazione proporzionata a quanto accaduto ovvero di tentato omicidio. Non possono esserci due pesi e due misure a seconda di chi sia la persona offesa» ha detto Rachele De Stefanis, avvocato del sindacato Sap. Sarà lei ad assistere Callista e il suo collega che lo ha aiutato. Solidarietà da parte di Massimiliano Usai, SIM dei carabinieri, non solo alle forze dell’ordine ma anche ai giornalisti feriti dai lanci di oggetti da parte dei “manifestanti”: «Inaccettabile che chi indossa un’uniforme e svolge il proprio dovere debba rischiare di non tornare a casa incolume dalla propria famiglia». Arriva anche una lettera del capo della Polizia, Vittorio Pisani: «il servizio di ordine pubblico, in un contesto particolarmente complesso e difficile, ha ancora una volta messo in luce la vostra dedizione nell'essere, con professionalità, equilibrio e rischio della propria incolumità, servitori del nostro Stato democratico. Di questo, non smetterò mai di dirvi grazie».

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