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Violenza per Askatasuna
01 Febbraio 2026 - 22:09
Pietro Desideri, Matteo Campaner e Angelo Francesco Simionato. Sono questi i nomi dei primi tre arrestati - assieme a 24 altri fermati ma rilasciati con una semplice denuncia a piede libero - dopo gli scontri che hanno messo in ginocchio Torino durante la manifestazione nazionale pro Askatasuna. Tutti italiani: 31 e 35 anni i primi due, 22 anni il terzo, Simionato, residente a Grosseto. Lui è direttamente coinvolto nel brutale pestaggio del poliziotto Alessandro Calista del Reparto Mobile di Padova. Gli altri due, dalle prime informazioni, risultano residenti a Frosinone. Il primo arrestato a entrare in cella è arrivato nella notte tra sabato e domenica, all’una e venti. Poco dopo, gli altri due. I più grandi sono dentro con accuse di reati di resistenza e violenza al pubblico ufficiale. Al 22enne si contesta il concorso di lesioni personali a pubblico ufficiale in servizio di ordine pubblico in occasione di manifestazione, la violenza al pubblico ufficiale e anche il reato di rapina in concorso.

Sabato, la città è stata travolta da una violenza organizzata: martelli, molotov, bombe carta con chiodi, oggetti contundenti e jammer utilizzati contro le forze dell’ordine. La Digos della Questura di Torino ha identificato e denunciato 24 persone coinvolte negli scontri durante la manifestazione pro Askatasuna di sabato. I denunciati sono stati accompagnati in Questura e risultano accusati, a vario titolo, di resistenza a pubblico ufficiale, travisamento, porto di armi improprie e inottemperanza ai provvedimenti dell’autorità. Durante le operazioni, gli agenti hanno sequestrato un ampio quantitativo di materiale utilizzato per l’aggressione e il travisamento: passamontagna, maschere antigas, sassi nascosti negli zaini, chiavi inglesi, frombole e coltelli. Oggetti che, secondo gli investigatori, erano destinati a ostacolare l’azione delle forze dell’ordine e a compiere azioni violente contro poliziotti e giornalisti presenti sul posto. Gli agenti sono stati colpiti mentre svolgevano il loro dovere: particolare rilievo mediatico è stato dato al video, terribile, del poliziotto che è stato accerchiato da una dozzina di antagonisti - a volto coperto -, preso a pugni e calci e a martellate, mentre il collega tentava di proteggerlo con lo scudo. La premier Giorgia Meloni ieri mattina ha visitato i poliziotti ricoverati alle Molinette - tra cui Alessandro e il collega, Lorenzo Virgulti, che lo ha aiutato quando era a terra -, portando vicinanza e solidarietà dello Stato.
«Questi non sono manifestanti. Questi sono criminali organizzati. Non è una protesta, non sono scontri. Si chiama tentato omicidio» ha affermato il presidente del Consiglio. Con lei, nel reparto, anche il presidente della Regione Alberto Cirio, che ha definito le violenze «incompatibili con la vita di una comunità democratica» e ha sottolineato che Askatasuna non rappresenta libertà, ma violazione della legge e dei principi costituzionali. Cirio, il volto provato e la commozione quando ha parlato dei poliziotti, ma non nasconde l’amarezza per quanto accaduto il giorno prima. Torino, ricorda, «ha sempre saputo difendere le libertà».
Proprio per questo, aggiunge, le violenze di sabato appaiono ancora più gravi. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha parlato chiaro: «Non sono manifestanti, sono guerriglieri, bande armate che colpiscono lo Stato e chi lo serve. Devono essere combattuti come furono le Brigate Rosse». Il ministro non invoca leggi speciali, per ora, ma fa eco al vicepremier Matteo Salvini, che aveva già invocato un’altra stretta con un nuovo pacchetto di provvedimenti sulla sicurezza. La sua posizione è netta e condivisa anche dal sindacato di polizia SAP Piemonte: «La responsabilità è chiara e ricade su una frangia violenta composta dai soliti delinquenti dei centri sociali, arrivati da molte città italiane e persino dall’estero. Chi continua a coprirli si assume una responsabilità gravissima», afferma il segretario regionale Roberto Mennuti. «Tutte le forze politiche abbiano il coraggio di schierarsi senza ambiguità: o dalla parte dello Stato, della legalità e delle forze dell’ordine, oppure dicano apertamente di stare con questi delinquenti. Non esistono più zone grigie. Ora è il momento della verità».
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