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Omicidio Poggi
03 Febbraio 2026 - 14:40
La Cassazione ha stabilito che il sequestro dei dispositivi informatici di Mario Venditti era "sproporzionato". I giudici hanno respinto il ricorso della Procura di Brescia contro la decisione del Tribunale del Riesame che, lo scorso 15 gennaio, aveva annullato il provvedimento. Tra i dispositivi interessati c’erano pc e telefoni di Venditti e dei carabinieri Silvio Sapone e Giuseppe Spoto.
Secondo i magistrati, allargare l’indagine ai dispositivi di Venditti per un periodo di 11 anni poteva essere giustificato, ma l'entità dei dati acquisiti non rispettava il principio di proporzionalità. La quantità di informazioni raccolte avrebbe dovuto essere selezionata con criteri più precisi, per limitare l’invasività dell’operazione compatibile con le esigenze dell’indagine.
Il caso riguarda l’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco e un’indagine parallela su presunti rapporti corruttivi tra Venditti e Giuseppe Sempio, padre dell’indagato Andrea, che nel 2017 avrebbe cercato di ottenere l’archiviazione dell’accusa a carico del figlio.
Nel decreto di sequestro annullato, la Procura aveva sottolineato la complessità delle indagini e la necessità di approfondire i rapporti “anomali” tra Venditti e gli ufficiali della Polizia giudiziaria. La Cassazione ha però rilevato che l’estensione dei dati richiesti non era proporzionata alla natura delle accuse: i criteri di selezione non erano chiari e i dati erano stati richiesti come un unico blocco, confondendo l’oggetto dell’indagine con il criterio di acquisizione delle informazioni.
I giudici hanno inoltre precisato che la selezione dei dati avrebbe dovuto avvenire dopo l’acquisizione, sulla base di una valutazione tecnica, e non preventivamente. In questo modo, si sarebbe rispettato meglio il principio di proporzionalità e la tutela dei diritti dei soggetti coinvolti.
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