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CRONACA GIUDIZIARIA

Disse alla ex «Ti sciolgo nell’acido». Assolto in aula: manca la querela

«Mi ha messo le mani al collo più volte. Diceva che il posto dove dovevo stare era la casa»

Disse alla ex «Ti sciolgo nell’acido». Assolto in aula: manca la querela

La storia finisce in un’aula di tribunale: era cominciata in una discoteca. Finisce con una parola netta: assoluzione. «Non ha commesso il fatto». E con un’altra assenza che pesa quanto una prova mancante: la querela. Il tribunale di Torino ha assolto con formula piena un 21enne accusato di lesioni e stalking nei confronti dell’ex fidanzata, oggi 18enne.

La procura aveva chiesto due anni di reclusione.
La giovane, costituita parte civile con l’avvocato Antonio Vallone, aveva chiesto una provvisionale di 10mila euro. Il ragazzo era difeso dagli avvocati Vittorio e Francesco Pesavento.
Tutto nasce da una relazione iniziata nel 2022, tra luci stroboscopiche e musica alta, in una discoteca torinese. Lei era minorenne e lavorava come ballerina. Lui organizzava i tavoli e ingaggiava i clienti per conto del locale. Una coppia che, secondo l’accusa, nel 2023 sarebbe precipitata nella violenza.
La contestazione parla di un’aggressione avvenuta in casa, al termine di una discussione. Un litigio acceso, durante il quale sarebbe intervenuta anche la madre di lui, presente nell’abitazione.
Parole, sempre secondo la ricostruzione della presunta vittima, che avevano alzato il livello dello scontro: il desiderio della ragazza di diventare insegnante, liquidato con una frase giudicata umiliante - «L’unica cosa che devi fare è fare figli insieme a me» - e una minaccia che in aula ha fatto gelare l’aria: «Ti sciolgo nell’acido».
In tribunale, la giovane ha raccontato una relazione fatta di controllo e paura. «Mi ha messo le mani al collo più volte. Diceva che il posto dove dovevo stare era la casa. Era geloso di me», ha dichiarato davanti ai giudici. L’imputato ha sempre respinto ogni accusa. Ha parlato di un inizio sereno e di un rapporto deteriorato nel tempo, attribuendo i contrasti all’abbigliamento della ragazza durante il lavoro in discoteca.
«Indossava una retina trasparente, con le mutande in vista. Mi faceva arrabbiare, ma non l’ho mai picchiata», ha sostenuto. A difenderlo anche la madre: «Mio figlio non è un violento. L’abbiamo educato con dei buoni valori».
Nel corso del procedimento, al 21enne era stato imposto il divieto di avvicinamento alla ex fidanzata, misura che sarebbe stata violata almeno una volta, quando si era presentato nella discoteca dove lei lavorava.
La sentenza ha ribaltato l’impianto accusatorio. «Un processo fondato su premesse distorte e non fedeli alla realtà», hanno commentato i difensori.

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