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Il caso

Rai Sport, Paolo Petrecca si dimette: Marco Lollobrigida alla guida della testata

Il direttore lascerà l'incarico dopo le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026

Rai, Cda ad alta tensione: sul tavolo il futuro di Petrecca dopo le ultime gaffe

Si chiude dopo mesi di tensioni l'era di Paolo Petrecca alla guida della testata sportiva del servizio pubblico. In una giornata carica di pressione politica e sindacale, l'azienda ha confermato che il direttore lascerà l'incarico alla conclusione delle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026.

La notizia è arrivata in concomitanza con una riunione del Consiglio di Amministrazione in via Cristoforo Colombo, inizialmente convocata per temi tecnici (piani di produzione 2026 e Intelligenza Artificiale).

Al posto di Petrecca subentrerà, con un incarico provvisorio, l'attuale vice direttore vicario Marco Lollobrigida.

Petrecca resterà formalmente al suo posto fino alla fine dei Giochi Olimpici per garantire la continuità operativa, ma la sua stagione editoriale è di fatto conclusa. Resta ancora incerta la sua futura destinazione professionale all'interno dell'azienda.

Le dimissioni arrivano dopo un logoramento durato mesi, alimentato da una serie di critiche che hanno reso la posizione del direttore non più sostenibile.

La gestione della telecronaca della cerimonia d'apertura è stata definita "fallimentare" da critica e colleghi, innescando l'immediata reazione della redazione. Per giorni, infatti, i giornalisti di Rai Sport hanno attuato il ritiro delle firme dai servizi come segno di protesta.

Sul tavolo del Cda pesano inoltre le accuse relative a 640mila euro in consulenze esterne e la sfiducia votata dalla redazione al piano editoriale di Petrecca.

Mentre Rai Sport affronta il cambio della guardia, l'amministratore delegato Giampaolo Rossi ha cercato di inviare un segnale di distensione al corpo redazionale. È stato infatti presentato il piano per la stabilizzazione di 127 giornalisti della TGR, volto a trasformare contratti precari e partite IVA in posizioni a tempo indeterminato. Un'operazione necessaria per garantire dignità professionale, ma che oggi rischia di passare in secondo piano rispetto al "terremoto" che ha colpito i vertici dello sport.

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