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12 Aprile 2026 - 09:55
Antonio Gurgigno durante una delle tante manifestazioni, in via Accademia
Gli assalti furibondi dei militanti No Tav sui monti della Valsusa, le manifestazioni studentesche e quelle dei centri sociali lungo le strade di Torino, i tanti weekend trascorsi allo stadio a sorvegliare gli ultras della Juve, del Toro e delle altre squadre. Quarantuno anni sempre al servizio del prossimo, nella polizia. «La professione più bella del mondo», così Antonio Gurgigno, 60 anni, sostituto commissario coordinatore della Digos da ieri in pensione, ha definito il mestiere del poliziotto. Gurgigno ieri è stato festeggiato negli uffici della questura di corso Vinzaglio dai colleghi con cui ha condiviso tanti anni di lavoro e che, nel tempo, sono diventati per lui, più che degli amici, una famiglia. «Sono qui solo da tre mesi, ma ho capito subito che Antonio è una persona che rappresenta perfettamente cosa significa essere una squadra e creare quel rapporto sinergico tra colleghi. Lo ringrazio per quello che ha fatto in questi anni, e come ripeto spesso, gli ricordo che la giubba blu resta sempre cucita addosso», ha detto il questore Massimo Gambino, salutando il collega che lascia, dopo 41 anni, il servizio.
Nella Digos, Antonio Gurgigno ha lavorato in ogni sezione. Antiterrorismo, informativa, investigativa. Ha vissuto le più cruente battaglie contro i cantieri del Tav, ad esempio nel 2011 quando si ruppe la clavicola a causa di un assalto dei facinorosi antagonisti che erano armati di razzi, bombe-carta e pietre. Tensione, assalti e poi subito le indagini, per trovare i responsabili e consegnarli alla giustizia. Una vita fatta di lavoro nella quale, spesso, ha dovuto rimanere lontano dalla sua famiglia. «Per motivi di lavoro in molte occasioni non ho potuto vedere moglie e figli - ha ricordato Gurgigno - ma loro hanno sempre capito e per questo li ringrazio». Un mestiere, una missione, quella del poliziotto. Per Antonio Gurgigno è stato il mestiere più bello del mondo e «un viaggio bellissimo durato 41 anni, dove anche nei momenti bui ho appreso molto e quando cadevo mi sono sempre rialzato».

Alla festa d’addio del sostituto commissario coordinatore, oltre al questore c’erano rappresentanti delle istituzioni (il vicepresidente regionale Maurizio Marrone e la deputata Augusta Montaruli) e ovviamente la Digos al gran completo. «Al mio arrivo a Torino, Antonio mi ha detto: “Qui siamo una famiglia”. Anche se ho lavorato con lui solo nel suo ultimo anno di servizio - le parole di Rita Fabretti, dirigente capo della Digos - ho apprezzato il suo modo di fare squadra. Una squadra, alla fine, i risultati li raggiunge sempre, perché tutti vanno nella stessa direzione». E nella stessa direzione di Gurgigno (che è anche sindacalista Sap) sono sempre andati i “suoi” ragazzi. «Ragazzi fantastici - ha sottolineato - che non si tiravano indietro e quando li chiamavo erano pronti a partire. Anche se dall’altra parte c’erano una pistola o una spranga». Un mestiere, il poliziotto «che mi ha dato e mi ha tolto. Ma se mi volto indietro, sono in debito».
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