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CRONACA GIUDIZIARIA
21 Febbraio 2026 - 17:48
Niente arresti per gli undici giovani di origini maliane, senegalesi e guineane coinvolti nella rissa del 2 maggio 2025 in strada a Torino, durante la quale perse tragicamente la vita Mamoud Diane, un 19enne ivoriano trafitto da numerose coltellate. La Corte di Cassazione ha confermato il “no” alle richieste di misure cautelari avanzate dalla procura di Torino, sulla base delle indagini condotte dalla polizia, chiarendo il ruolo effettivo dei giovani coinvolti.In un primo momento, i pubblici ministeri avevano ipotizzato il reato di «rissa aggravata da omicidio», sostenendo che tutti i partecipanti potessero essere ritenuti responsabili della morte di Diane. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto la ricostruzione del tribunale del riesame: durante la zuffa fra due gruppi distinti di giovani, intervennero altri soggetti non identificati e fu uno di questi a infliggere le coltellate fatali. Per questo motivo, la Cassazione ha chiarito che «la morte non può essere imputata a tutti i partecipanti alla rissa, in quanto non sono stati raccolti elementi sufficienti che consentano di inserire l’evento sopravvenuto in un giudizio di prevedibilità». Gli undici giovani restano comunque indagati per «rissa semplice», reato che non prevede la custodia cautelare e che comporta una pena massima di multa fino a duemila euro.
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