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Il fatto
23 Febbraio 2026 - 07:50
Si accende la polemica attorno alla professionista coinvolta nelle valutazioni psicologiche relative alla cosiddetta “famiglia nel bosco”. Al centro delle contestazioni vi sarebbero presunte dichiarazioni pubbliche sui social, risalenti al passato, considerate fortemente critiche nei confronti del nucleo familiare oggetto di esame.
A sollevare il caso è stato lo psicologo di parte, Tonino Cantelmi, che ha parlato di un possibile errore deontologico. Secondo quanto riferito, la psicologa – oggi impegnata a supportare la consulente tecnica d’ufficio (Ctu) nella somministrazione dei test – avrebbe in precedenza espresso giudizi severi sulla famiglia, circostanza che metterebbe in discussione la necessaria imparzialità richiesta in un procedimento così delicato.
Cantelmi ha dichiarato la disponibilità della difesa a collaborare con tutte le figure coinvolte – dall’assistente sociale alla stessa psicologa, fino alla Ctu – purché l’obiettivo resti esclusivamente la tutela dei minori. In caso contrario, ha sottolineato, non resterebbe che segnalare eventuali incongruenze o carenze professionali.
Tra i rilievi avanzati, oltre ai post ritenuti denigratori, vi sarebbe anche la modalità di gestione delle prove psicodiagnostiche: alcuni quesiti sarebbero giudicati obsoleti oppure caratterizzati da un eccessivo margine di discrezionalità.
Cantelmi ha inoltre posto l’accento sull’esperienza professionale necessaria per operare con minori, sostenendo che sarebbero richiesti almeno cinque anni di attività documentata o un incarico di docenza universitaria. La professionista, iscritta all’Albo da poco più di tre anni, avrebbe rivendicato come garanzia il proprio curriculum. Il legale ha infine annunciato l’intenzione di verificare anche i requisiti della stessa Ctu.
Sulla vicenda è intervenuta la Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Regione Abruzzo, Alessandra De Febis, che ha definito la situazione potenzialmente “di estrema gravità” qualora venisse confermata la presenza di precedenti prese di posizione pubbliche contro la famiglia.
Secondo la Garante, in procedimenti che incidono profondamente sulla vita dei bambini, l’elemento imprescindibile è la neutralità del valutatore. Anche il solo dubbio su questo aspetto rischierebbe di compromettere la credibilità dell’intero iter.
De Febis ha ribadito che il superiore interesse dei minori deve rappresentare il riferimento esclusivo di ogni decisione tecnica e giudiziaria. Un professionista che abbia manifestato un orientamento pregiudiziale, ha spiegato, non sarebbe in grado di assicurare la necessaria serenità di giudizio per valutare correttamente la condizione psicologica e familiare dei bambini.
La Garante ha annunciato l’intenzione di attivare tutti gli strumenti previsti dall’ordinamento per approfondire quanto accaduto e verificare che ogni fase del procedimento sia stata improntata ai principi di correttezza, trasparenza e imparzialità.
Il timore espresso è che, in una vicenda già molto delicata, si possa perdere di vista l’obiettivo principale: la tutela effettiva dei diritti dei minori coinvolti.
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