Cerca

CRONACA GIUDIZIARIA

Neonata “contrabbandata” in Italia: condannata la coppia di baby sitter

Rinviato a giudizio il padre, patteggiamento per la madre - due anni, pena sospesa. Era stata trovata nei rifiuti. La bimba sta bene

Neonata “contrabbandata” in Italia: condannata la coppia di baby sitter

Cominciano a emergere i primi punti fermi giudiziari in una vicenda che ha colpito nel profondo non solo la città, ma l’intero Paese. Le prime condanne nel caso della neonata ribattezzata “la bambina nella busta”. Aisha - nome di fantasia - che sarebbe nata a Tangeri e portata in Italia quando aveva appena due mesi, in condizioni che gli inquirenti definiscono irregolari. Secondo quanto ricostruito, la piccola sarebbe stata imbarcata su una nave diretta a Genova senza essere registrata nella lista passeggeri. A finire davanti al giudice, con rito abbreviato, sono stati due cittadini marocchini residenti a Torino, accusati di aver agevolato chi aveva introdotto la bambina nel Paese. Per loro sono arrivate condanne rispettivamente a dieci e nove mesi.

La coppia aveva accolto la neonata nel proprio appartamento, nella periferia nord della città, convinta - almeno stando alle loro dichiarazioni - di offrire un aiuto temporaneo a una madre in difficoltà. Da quel momento, la loro quotidianità si era trasformata: passeggiate con il passeggino lungo corso Vercelli, soste ai giardinetti, visite al bar dove lavorava la madre della piccola o per lo meno quella che loro pensavano fosse la mamma di Aisha.
Cioè la donna che l’ha introdotta in Italia. E che ha scelto di patteggiare due anni di pena, con sospensione. Per lei è caduta l’aggravante del fine di lucro: la condanna riguarda esclusivamente il trasporto illegale della minore. Secondo quanto emerso, avrebbe trovato la neonata abbandonata in Marocco, accanto a dei rifiuti, con animali randagi nei dintorni. La donna è difesa dall’avvocato Stefania Giordano. Una scelta che, nelle sue intenzioni, sarebbe stata dettata da buona fede, ma che si è scontrata con la normativa: in Marocco le procedure di adozione non seguono gli stessi iter previsti in Italia e il trasferimento della bambina è avvenuto completamente fuori dai canali legali.
Diversa la posizione dell’uomo indicato come padre adottivo nel Paese d’origine, per il quale è stato disposto il rinvio a giudizio. Sarà il processo a chiarire il suo ruolo effettivo nella vicenda. L’uomo è difeso dall’avvocato Luca Calabrò. Attorno a questa storia si è sviluppata una forte attenzione mediatica, alimentata anche da alcuni dettagli emersi nelle intercettazioni. Tra questi, l’immagine della “bambina nella busta”, che ha finito per dare un nome all’intero caso. Un elemento suggestivo, ma ritenuto poco plausibile già nel corso delle udienze: difficile immaginare che una neonata di due mesi potesse essere realmente trasportata in un sacchetto di nylon. Aisha al momento è stata dichiarata adottabile dal Tribunale dei Minori. E’ stata disposta per lei anche una provvisionale di 5mila euro. La piccola sta bene.

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Logo Federazione Italiana Liberi Editori L'associazione aderisce all'Istituto dell'Autodisciplina Pubblicitaria - IAP vincolando tutti i suoi Associati al rispetto del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale e delle decisioni del Giurì e de Comitato di Controllo.