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Il fatto
26 Febbraio 2026 - 10:30
A Niscemi, quello che è accaduto nel gennaio scorso, quando un’imponente frana ha travolto vaste aree della cittadina, era già stato previsto 25 anni fa. Una relazione tecnica della Protezione Civile, redatta dopo la frana del 1997, metteva nero su bianco il rischio di ulteriori smottamenti, indicando chiaramente la necessità di interventi strutturali per la sicurezza del territorio.
Il documento, firmato dall’ingegnere Antonio Castiglione nel dicembre del 2000, sottolineava che, a causa della particolare conformazione del terreno, le opere proposte avrebbero potuto solo attenuare il fenomeno e non eliminarlo definitivamente. Tra i suggerimenti c’erano la sistemazione degli alvei per ridurre l’erosione, la regimazione delle acque superficiali, la deviazione delle acque bianche e nere, la chiusura delle fenditure e l’impianto di vegetazione in grado di contenere l’erosione. Indicazioni concrete che, purtroppo, sono rimaste in gran parte ineseguite.
Il torrente Benefizio, in cui confluiscono acque bianche e nere, era già stato individuato come una delle cause principali della frana del 1997. Nonostante ciò, i lavori di sistemazione previsti all’epoca non sono mai stati realizzati.
Il pericolo di un nuovo crollo era stato ribadito anche in una relazione più recente, dopo i cedimenti del 2019 che avevano interrotto diverse strade. Il geologo Gianfranco Perno aveva evidenziato come il versante fosse caratterizzato da numerose criticità, con segni di dissesto già in atto a causa del ruscellamento superficiale e lineare, fenomeno che aveva progressivamente minato la stabilità geomorfologica.
Il report raccomandava di avviare studi e monitoraggi approfonditi dell’intero versante, avvertendo che, senza interventi immediati di mitigazione o sistemazione, non si poteva escludere un nuovo coinvolgimento delle aree a monte della strada provinciale. Proprio quelle zone che sono sprofondate a gennaio, lasciando centinaia di famiglie senza casa.
Questa vicenda dimostra come previsioni tecniche precise e raccomandazioni puntuali possano diventare purtroppo carta straccia se non seguite da azioni concrete. Niscemi paga oggi il prezzo della mancata prevenzione, con una tragedia che era stata annunciata da decenni.
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