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Sanità

Tumore al pancreas, un nuovo farmaco che cambia le prospettive di cura

Approvato Olaparib per i pazienti con forma metastatica e mutazioni BRCA. I dati mostrano una significativa riduzione del rischio di morte e aprono nuove speranze nella lotta a uno dei tumori più aggressivi

Tumore al pancreas, un nuovo farmaco che cambia le prospettive di cura

Il tumore al pancreas continua a rappresentare una delle sfide più complesse dell’oncologia moderna. I numeri parlano chiaro: secondo le più recenti stime diffuse da AIOM e dalla Fondazione Veronesi, nel 2022 in Italia si sono registrati circa 14.900 decessi legati a questa patologia. Un dato che evidenzia un andamento in lieve, ma costante crescita e che conferma il carcinoma pancreatico tra i “big killer” del nostro tempo.

Nonostante la prognosi spesso severa, la ricerca scientifica sta aprendo nuove prospettive terapeutiche. Tra le novità più rilevanti emerge l’impiego di Olaparib, un farmaco appartenente alla categoria dei PARP-inibitori, già utilizzati in oncologia per colpire in modo selettivo le cellule tumorali sfruttandone le fragilità genetiche.

Olaparib agisce bloccando l’enzima PARP, fondamentale nei meccanismi di riparazione del DNA. Quando questo enzima viene inibito, le cellule tumorali, soprattutto quelle con mutazioni nei geni BRCA1 e BRCA2, non riescono più a correggere i danni genetici e vanno incontro alla morte. Le cellule sane, invece, possono contare su sistemi alternativi di riparazione, riducendo così l’impatto del trattamento sui tessuti non malati.

Il farmaco è destinato ai pazienti con adenocarcinoma pancreatico metastatico portatori di mutazioni germinali di BRCA1/2 e viene utilizzato come terapia di mantenimento, cioè dopo almeno 16 settimane di chemioterapia a base di platino, nei casi in cui la malattia non mostri progressione.

Dopo una fase iniziale di valutazione prudente, Agenzia Italiana del Farmaco ha dato il via libera alla rimborsabilità del medicinale. La decisione è stata sostenuta dai dati provenienti sia dagli studi clinici sia dalla pratica quotidiana.

In particolare, lo studio POLO ha evidenziato un beneficio significativo in termini di sopravvivenza globale. Come sottolineato in un comunicato della Fondazione Veronesi dal professor Michele Milella, nei pazienti trattati con Olaparib, anche nelle linee successive di terapia, è stata osservata una riduzione del rischio di morte del 43%. Un risultato che rafforza il valore della medicina personalizzata e delle terapie mirate.

L’introduzione di Olaparib tra le opzioni rimborsate rappresenta un passo importante nella lotta contro una malattia storicamente difficile da trattare. Non si tratta di una cura definitiva, ma di un progresso concreto che offre nuove opportunità terapeutiche a una categoria selezionata di pazienti.

La strada resta complessa, ma l’avanzamento delle terapie a bersaglio molecolare dimostra che anche contro i tumori più aggressivi la scienza continua a fare passi avanti, aprendo scenari fino a pochi anni fa impensabili.

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