Sono arrivate la bollinatura e la firma del presidente della Repubblica Sergio Mattarella sul decreto sicurezza, dopo una lunga e laboriosa verifica sulle coperture e sugli organici. Ora il documento arriva in versione definitiva, che viene un po’ ritoccata ma non snaturata. Il fondo per la sicurezza urbana viene rifinanziato con 48 milioni per il 2026. Tanti soldi, che consentiranno ai comuni di assumere agenti di polizia locale a tempo determinato e pagare loro gli straordinari. Saltano i 50 milioni previsti nelle prime bozze per il controllo tecnologico della rete ferroviaria, mentre le aggressioni a capotreni, controllori, docenti e arbitri vengono equiparate a quelle contro i pubblici ufficiali.
Soprattutto, viene confermata la stretta sulle armi da taglio, con il divieto di vendita ai minori e sanzioni ai genitori (la cosiddetta norma “anti-maranza”) ma scompare l'obbligo per gli esercenti di registrare le vendite delle lame. Restano le norme più sensibili sull'ordine pubblico: il fermo preventivo per chi è ritenuto pericoloso durante le manifestazioni può essere disposto solo in presenza di “un attuale pericolo per l'ordine e la sicurezza pubblica” e consente di trattenere la persona fino a dodici ore negli uffici di polizia, con immediata comunicazione al pubblico ministero. E vengono confermate anche la flagranza differita per i danneggiamenti durante le proteste e la nuova aggravante per le rapine commesse da gruppi organizzati.
Il cuore politico del decreto sicurezza resta però lo scudo per forze dell'ordine e cittadini che agiscono in presenza di una causa di giustificazione. Si chiama “annotazione preliminare” il passaggio con cui il pubblico ministero può avviare l'indagine senza iscrivere subito il nome nel registro degli indagati. Un filtro tecnico, destinato a durare fino a 150 giorni, che garantisce comunque i diritti difensivi ma evita l'immediato impatto disciplinare e professionale. Solo in caso di nuovi elementi scatta l'iscrizione formale. Il bollino della Ragioneria generale dello Stato sul decreto sicurezza è arrivato anche dopo un pressing della premier Giorgia Meloni. Meloni è infatti consapevole del peso politico assunto dal provvedimento specie dopo il caso di Rogoredo, alla periferia sud di Milano. Luogo dove è avvenuta l’uccisione il 26 gennaio scorso, di un 28enne nordafricano, Abderrahim Mansouri, da parte del poliziotto Carmelo Cinturrino. L’agente di polizia, 41 anni, è stato fermato ed è ora indagato con l’accusa di omicidio volontario.