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L'evento
04 Febbraio 2026 - 19:55
Sirene intermittenti. Fiamme. Il rumore dei cocci di vetro infranti che vengono calpestati, resti delle motolov scaraventate sulle forze dell’ordine. Poi un uomo entra in scena. Prende la rincorsa per lanciare quello che sembra un sampietrino agli agenti. Fa per allontanarsi, ma girandosi si ritrova la camera da presa a pochi centimetri dal volto.
Non ha la kefiah, né il volto travisato. E’ un uomo di mezza età con piumino e cappellino di lana. Apparentemente “normale”. Un manifestante come tanti. Non uno di quelli che vengono chiamati “professionisti della violenza”. E forse è proprio per questo che il video condiviso da Local Team lascia ancora di sasso. Perché nella sera del 31 gennaio, quando Vanchiglia è diventata una trincea, il confine tra protesta e violenza sembra essersi perso, trasformando anche un uomo come tanti in un antagonista.
«A volte è anche gente normale. Basta un uomo che lancia un sasso. Per questo chiediamo: aiutateci a trovare il “pacifista”». Un appello, quello del segretario provinciale del Fsp polizia di Stato Luca Pantanella, che punta a rompere l’indifferenza e a sottolineare il tema della responsabilità individuale al centro del dibattito pubblico. Anche sull’onda delle dure parole pronunciate dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi nella giornata di martedì scorso, che in un’informativa in Parlamento sui fatti del corteo per Askatasuna accusa chi ha “coperto” i violenti. «Molti dei cosiddetti “manifestanti pacifici” hanno fatto scudo fisico, anche aprendo gli ombrelli, per impedire che potessero essere visti gruppi più violenti mentre si attrezzavano per l'assalto», ha affermato.
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