Cerca

L'INTERVISTA

Aska, l’ex pm Rinaudo «I loro soldi sporchi tra spaccio e riciclo»

Magistrato già in prima fila contro Br e No Tav

Aska, l’ex pm Rinaudo  «I loro soldi sporchi tra spaccio e riciclo»

Askatasuna «non è solo un’associazione a delinquere», ma, secondo Antonio Rinaudo, ex magistrato pubblico ministero a Torino dal 1977 al 2018, «molto di più». Gli atti del centro sociale, spiega, «sono atti di terrorismo».
E i finanziamenti? «Non bastano i banchetti di libri o le cene di autofinanziamento», aggiunge, sottolineando l’esistenza di un sistema economico stabile, che secondo lui potrebbe collegarsi a traffico di stupefacenti, riciclaggio e finanziamenti illeciti, ripuliti e reinvestiti. «Indubbio che questi signori un sostentamento economico ce l’hanno», afferma senza esitazioni.

Secondo Rinaudo, il denaro serve anche per sostenere le attività più pericolose: materiali esplosivi, strumenti per travisarsi durante le guerriglie, maschere antigas, giacche e abiti.
«Non sono costi che si addossano autonomamente», precisa.
E le trasferte? «Incominciamo a chiedere ai fermati e agli identificati come sono arrivati a Torino. Questi di Askatasuna hanno spostato migliaia di persone per sabato scorso. Come? Non basta una telefonata», sottolinea.Per l’ex magistrato, la manifestazione del 31 gennaio non è stata un episodio improvvisato. «Si sapeva sarebbe degenerata. La finalità era la vendetta: volevano farla pagare a chi, per loro, aveva commesso un torto. Era una dichiarazione di guerra». Lo sgombero dell’edificio occupato di corso Regina Margherita, secondo Rinaudo, ha rappresentato l’ammissione che lo Stato li aveva battuti. Fino a quel momento, dice, «se ne erano fatti beffe di tutto ciò che era stato mosso nei loro confronti, mascherandosi da benefattori per il quartiere».
Rinaudo ricorda anche lo stato dell’immobile occupato: «Decadente, dichiarato inagibile e pericoloso dall’Asl». E ironizza sul fatto che, in 29 anni, le bollette non siano mai state scalate dal conto del centro sociale.
Per lui, la nascita di Askatasuna risale a un periodo in cui i centri sociali erano visti come luoghi di confronto, dopo gli anni di piombo. «Le prime occupazioni sono trascorse abbastanza tranquille e molte dinamiche sono state sottovalutate. Si stavano impadronendo piano piano di un terreno lasciato sgombro, dove era possibile gestire la violenza».
Secondo Rinaudo, la retorica di Askatasuna sulla società esclusiva e classista serve a giustificare le azioni del gruppo: «Si dice che intervengono per difendere i più deboli, ma la realtà è che creano una struttura parallela di violenza».
E le minacce non sono teoria: tra le persone sotto scorta oggi ci sono il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, e il procuratore Lucia Musti. Antonion Rinaudo ricorda la propria esperienza personale, scortato a partire dal 1980 a causa delle Brigate Rosse: «La scorta diventa un elemento che ti accompagna nella vita. Minacce di vigliacchi, lettere con proiettili, non vanno sottovalutate. Ma se fai un mestiere che comporta responsabilità e rischi, te lo metti in conto».

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Logo Federazione Italiana Liberi Editori L'associazione aderisce all'Istituto dell'Autodisciplina Pubblicitaria - IAP vincolando tutti i suoi Associati al rispetto del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale e delle decisioni del Giurì e de Comitato di Controllo.