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Il caso
04 Febbraio 2026 - 13:38
I nuovi voli Ryanair (e non solo) fanno il record: "assalto" all'aeroporto di Torino Caselle
Overbooking, lunghe attese per partenze e bagagli. Nastri trasportatori congestionati dalle valigie, perché non c'è abbastanza personale per smistarli. Il week-end del 3 e 4 gennaio scorso, che ha mandato in tilt l'aeroporto di Caselle torinese, ha scatenato i sindacati dell'infrastruttura aerea, che nel 2025 ha superato quota 5 milioni di passaggi.
I problemi - legati al microclima e sovraffollamento – non sono stati un episodio isolato né imprevedibile. È quanto emerso nel confronto tra organizzazioni sindacali, istituzioni e gestione aeroportuale, riportato questa mattina in commissione consiliare, che ha fatto il punto su una crisi definita strutturale.
Secondo i sindacati, le criticità erano già state segnalate da tempo e avevano portato, già a dicembre, all’apertura di quattro procedure di raffreddamento legate all’organizzazione del lavoro, alle turnazioni e alla carenza di organico. Procedure che si sono chiuse positivamente nei giorni scorsi con Sagat, la società di gestione dell’aeroporto, con l’accoglimento della maggior parte delle richieste avanzate.
Tra i risultati ottenuti figurano la riorganizzazione dei turni e un rafforzamento del personale. Dal mese di febbraio è previsto inoltre l’avvio di un percorso di stabilizzazione: assunzioni a tempo indeterminato per lavoratori con oltre 24 mesi di anzianità e la trasformazione di alcuni contratti, coinvolgendo complessivamente circa 14–15 addetti.
Tuttavia, per le organizzazioni sindacali, l’accordo sul personale non è sufficiente. La procedura riguarda solo i lavoratori, non le infrastrutture, è stato sottolineato più volte. Il nodo centrale resta infatti la mancanza di investimenti strutturali: mezzi obsoleti, come i bus per il trasporto dei passeggeri agli aeromobili, spazi limitati e parti dell’aeroporto che risalgono a oltre vent'anni fa. "Ci dicono che investiranno, ma non si sa come e quando".
A fronte di una crescita dei passeggeri tra le più alte a livello nazionale, i servizi non hanno seguito lo stesso ritmo, secondo i rappresentanti dei lavoratori. «Si lavora in condizioni sempre più difficili, con imbarchi sovraffollati e carichi crescenti», hanno denunciato, ricordando come l'aeroporto di Torino operi di fatto in una posizione di monopolio sul territorio.
Ulteriori criticità riguardano il tema delle pulizie, sollevate in Sala Orologio dal consigliere della Lega Giuseppe Catizone: "L’appalto in essere risale a quattro anni fa ed è tarato su volumi di traffico ormai superati, rendendo difficile garantire livelli adeguati di decoro e igiene", dice. Sullo sfondo resta anche il tema dei subappalti e il ruolo di vigilanza di ENAC.
Dal confronto è emersa infine la richiesta alle istituzioni di mantenere alta l'attenzione. Pur non partecipando direttamente alla governance dell’aeroporto, l’ente pubblico può esercitare una forma di moral suasion, "orientando le scelte strategiche in un momento in cui lo sviluppo del traffico aereo è strettamente legato al futuro turistico ed economico della città", conferma la vicesindaca Michela Favaro.
I sindacati chiedono ora certezze: non solo l’impegno generico a investire, ma tempi e risorse precise. "Soddisfatti per i lavoratori stabilizzati, sì, ma è solo un punto di partenza. In caso contrario - avvertono - il rischio è che le difficoltà strutturali continuino a ricadere sui lavoratori e sui passeggeri, rendendo inevitabile il ripetersi di crisi come quella di inizio gennaio.
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