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01 Marzo 2026 - 10:00
Il fenomeno della chiusura degli sportelli bancari sta trasformando la geografia economica del Piemonte, sottraendo presidi finanziari a intere comunità.
Secondo i dati dell’Osservatorio sulla desertificazione bancaria della Fondazione Fiba, richiamati dalla First Cisl, la tendenza è in netta crescita. Quasi 670.000 piemontesi risiedono oggi in comuni privi di sportelli bancari, con un incremento di 36.000 unità nell'ultimo anno. Su un totale di 1.180 comuni, solo 191 hanno più sportelli e 213 ne hanno uno solo. Ben 226 comuni sono rimasti senza filiali dopo il 2015, mentre 550 ne erano già privi precedentemente.
Sono 47.000 le aziende con sede in territori non serviti da banche (+2.700 negli ultimi 12 mesi). Nonostante il 62% dei piemontesi utilizzi l’internet banking (dato superiore alla media nazionale del 56%), il sindacato sottolinea che il digitale non può sostituire il rapporto umano e la consulenza diretta.
Dal 2015, Intesa Sanpaolo e Unicredit hanno chiuso rispettivamente 77 e 41 filiali in comuni piemontesi che oggi risultano completamente scoperti.
I segretari generali di First e Cisl Piemonte, Luca Mellano e Luca Caretti, evidenziano come la desertificazione sia ormai una realtà che interessa oltre metà della regione, isolando soggetti fragili e attività produttive. Viene rivolto un appello alle istituzioni e alle direzioni bancarie per un confronto urgente volto a fermare le chiusure.
Riccardo Colombani, segretario generale nazionale First Cisl, richiama gli istituti al concetto di responsabilità sociale: le banche dovrebbero riaprire filiali nei territori abbandonati o, in alternativa, garantire programmi gratuiti di educazione digitale per la clientela meno avvezza alle nuove tecnologie, come gli anziani.
L'Uncem Piemonte, per voce del presidente Roberto Colombero, esprime una posizione netta: la chiusura degli uffici bancari indebolisce il sistema economico locale e arreca danno all'intero Paese. L'associazione chiede un intervento deciso da parte di Parlamento, Governo e Regioni per contrastare la ritirata degli istituti di credito dai piccoli centri.
L'accesso al credito è considerato un'infrastruttura sociale primaria. Sebbene la transizione digitale sia un processo necessario, il rischio attuale è l'esclusione di fasce di popolazione e pezzi di economia reale. Il dibattito indica come soluzioni percorribili il ripristino dei presidi fisici e l'investimento nell'alfabetizzazione digitale.
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