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il colloquio
01 Marzo 2026 - 10:05
Il giornalista Gianandrea Gaiani
Un attacco compiuto sulla base di tre obiettivi: impedire all’Iran di completare il suo piano nucleare, costringerlo a rinunciare alla flotta di missili balistici e, infine, imporre al Paese islamico l’esportazione di petrolio, vendendolo però in dollari. Questa l’analisi di Gianandrea Gaiani, ex consigliere per le politiche di sicurezza del Ministero dell'Interno e direttore di Analisi Difesa, su quella che si preannuncia come la Terza guerra del Golfo. Per Gaiani, l’attacco Usa-Israele a Teheran era scontato: «L’America - spiega - aveva concentrato una grossa quantità di forze nel Golfo, anche grazie all’appoggio di altri Stati che hanno concesso agli Usa le proprie basi per attaccare l’Iran. Nel 2015 l’Iran, quando c’era Obama, aveva fatto un accordo per eliminare le sue riserve di uranio a medio arricchimento, ma nel 2018 gli Usa di Trump si ritirarono unilateralmente dall'accordo».

I negoziati sul nucleare erano in stallo, e l’America ha attaccato. Per i tre motivi di cui sopra. «Usa e Israele hanno armi nucleari, l’Iran invece no, per questo Trump vuole impedire lo sviluppo nucleare di Teheran. Ma gli americani sanno che l’Iran ha, tra le frecce nel suo arco, una flotta di missili balistici. Anche se non c’è il rischio che l’Europa venga minacciata». Infine, la motivazione energetica. «Trump - ha aggiunto Gaiani - vuole indebolire l’Europa creando un contesto di guerra nel Golfo che faccia aumentare i prezzi dell’energia. Lo abbiamo visto anche con il Venezuela di Maduro».
Nel frattempo, sono circa 200 i ragazzi italiani bloccati a Dubai dopo i raid iraniani in risposta agli attacchi americani e israeliani. Non ci sono ancora conferme né sul numero esatto né sull’effettiva nazionalità di tutti i giovani coinvolti, che farebbero parte di un folto gruppo che si trova a Dubai per motivi di studio. Le autorità di Dubai hanno però confermato che si è verificato un “incidente” in un edificio nella zona di Palm Jumeirah, che ha causato quattro feriti. Si tratta di un hotel che sarebbe stato colpito da un drone o un missile iraniano.
E gli italiani attualmente presenti nei Paesi del Golfo? Sono oltre 58mila, in un’area che va da Israele all’Iran alla penisola arabica. Si tratta di residenti, turisti e connazionali in viaggio di lavoro o per altri motivi. Il maggior numero di nostri connazionali è concentrato negli Emirati Arabi Uniti e in Israele. In Iran, ci sarebbero 470 italiani, quasi tutti residenti. Mentre sono stati messi al sicuro 17 preti piemontesi, in gran parte provenienti dalla Diocesi di Torino, che ieri erano a Gerusalemme quando è scattato l’allarme in Israele e in altri Paesi mediorientali. Tre giorni fa il gruppo piemontese aveva incontrato il Patriarca di Gerusalemme, il cardinale Pizzaballa.
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