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Il caso
02 Marzo 2026 - 13:40
Dopo settimane di critiche e testimonianze circolate online, Vincenzo Schettini, volto noto del progetto La Fisica Che Ci Piace, ha scelto di intervenire pubblicamente durante un servizio de Le Iene. Al centro del dibattito: l’uso delle dirette streaming, l’assegnazione di voti come incentivo, il presunto sfruttamento degli studenti per far crescere il canale e alcune ombre sulla gestione economica dei contenuti.
Le contestazioni nascono dalle dichiarazioni di alcuni ex studenti, raccolte nei giorni scorsi dalla giornalista Grazia Sambruna. Secondo tali ricostruzioni, nei primi anni di attività del canale (tra il 2016 e il 2019), gli alunni sarebbero stati spinti a partecipare alle live pomeridiane su YouTube, lasciando commenti e interazioni utili ad aumentare la visibilità dei video.
Schettini respinge l’idea di una costrizione: le dirette, sostiene, erano semplicemente compiti a casa svolti in ambiente digitale. La scelta di portare la lezione “dove si trovano i ragazzi”, cioè online, rientrerebbe nella sua piena libertà d’insegnamento.
Un altro punto controverso riguarda la promessa di uno o due voti aggiuntivi agli studenti più attivi durante le esercitazioni in streaming. Anche su questo aspetto il docente non arretra: definisce la pratica un incentivo didattico, finalizzato a stimolare lo studio.
Secondo la sua versione, non si sarebbe trattato di uno scambio opaco tra valutazioni e visibilità, ma di un sistema premiale per favorire la partecipazione. Una posizione che, tuttavia, continua a dividere l’opinione pubblica e parte del mondo scolastico.
Uno dei sospetti più ricorrenti riguarda il possibile utilizzo degli studenti per far crescere un canale poi diventato economicamente redditizio. Schettini ha ridimensionato la questione mostrando i dati dei ricavi iniziali: tra il 2016 e il 2018 il canale avrebbe generato meno di 200 euro complessivi.
L’accusa di aver costruito il successo sfruttando la propria posizione di docente viene quindi definita infondata. Per Schettini, la crescita del progetto sarebbe stata graduale e inizialmente priva di reali ritorni economici.
Ulteriore tema discusso è l’utilizzo degli alunni durante le lezioni per realizzare riprese video poi pubblicate online. Anche qui il professore sostiene che si trattasse di una partecipazione volontaria, inserita in un percorso volto a mostrare come la Rete possa diventare spazio di diffusione culturale.
L’idea, nella sua narrazione, era quella di integrare scuola e innovazione digitale, non di trasformare l’aula in un set.
Le polemiche hanno toccato anche le presunte assenze frequenti e un possibile conflitto d’interessi legato ad Apple. Schettini ha chiarito di aver usufruito delle assenze previste dal contratto e di non aver mai percepito compensi dall’azienda.
Il titolo di Apple Distinguished Educator (ADE), ha spiegato, indica un docente formato all’uso didattico degli strumenti Apple, non un rappresentante commerciale. Le decisioni sull’adozione degli iPad sarebbero state prese collegialmente.
A chiudere il caso, almeno per ora, resta la cancellazione improvvisa di oltre 100 video dal canale, avvenuta nei giorni in cui la vicenda stava esplodendo mediaticamente. Una scelta che molti hanno interpretato come tentativo di far sparire contenuti scomodi.
Schettini ha ammesso l’errore, parlando di panico e ingenuità: pensava di arginare la polemica, ma ha finito per alimentarla.
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