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Economia

Guerra in Iran: imprese italiane sotto assedio tra rincari energetici e export in crisi

Energia più cara di 10 miliardi, settori strategici e distretti produttivi a rischio: il Made in Italy trema sul mercato mediorientale

Guerra in Iran: imprese italiane sotto assedio tra rincari energetici e export in crisi

La situazione in Medio Oriente, con l’escalation del conflitto in Iran, sta generando forte preoccupazione nel mondo imprenditoriale. Secondo Legacoop, l’instabilità potrebbe provocare “un rallentamento economico ulteriore con possibili scenari recessivi”. Confartigianato parla di un clima di incertezza che mette sotto pressione la ripresa e penalizza soprattutto l’export italiano. La Cgia di Mestre stima che le conseguenze dirette dei conflitti tra Israele e Stati Uniti sull’energia costeranno alle aziende italiane circa 10 miliardi di euro nel 2026: 7,2 miliardi per l’elettricità e 2,6 miliardi per il gas, segnando un aumento del 13,5% rispetto al 2025.

Regioni e Settori Più Colpiti dai Rincari Energetici

Le stime della Cgia evidenziano che la Lombardia subirà l’impatto maggiore, con un aumento dei costi pari a 2,3 miliardi di euro, seguita da Emilia-Romagna (+1,2 miliardi), Veneto (+1,1 miliardi), Piemonte (+879 milioni) e Toscana (+670 milioni).

I settori più vulnerabili per quanto riguarda l’elettricità sono metallurgia, commercio, alimentare, alberghi, trasporti e logistica, chimica. Per il gas, invece, risultano più esposti i comparti estrattivo, lavorazione alimentare, tessile e cantieristica navale.

Distretti Produttivi sotto Pressione

L’analisi dei distretti italiani più sensibili ai rincari energetici indica:

  • Piastrelle di Sassuolo (Modena)

  • Vetro di Murano (Venezia)

  • Prosciutto di San Daniele (Udine)

  • Metalli di Brescia-Lumezzane

  • Marmellate e succhi del Trentino-Alto Adige

  • Calzetteria di Castel Goffredo (Mantova)

  • Cartario di Lucca

  • Tessile di Biella

  • Salumi di Parma e Alto Adige

  • Articoli in gomma e materie plastiche (Varese)

  • Materie plastiche di Treviso, Vicenza e Padova

  • Riso di Pavia

  • Seta-tessile di Como

  • Vetro a Vasto (Chieti)

  • Ceramica di Civita Castellana (Viterbo)

  • Poli chimici e siderurgici a Salerno, Brindisi, Taranto e Sarroch (Cagliari).

Export Italiano verso il Medio Oriente a Rischio

Secondo Confartigianato, le esportazioni italiane verso i Paesi del Medio Oriente ammontano a 27,8 miliardi di euro, circa il 4,6% dell’export manifatturiero totale. Le regioni più colpite coincidono con quelle più orientate all’export verso l’area: Lombardia, Toscana, Emilia-Romagna, Veneto e Friuli-Venezia Giulia.

Nel 2025, prima dell’escalation del conflitto, le esportazioni verso l’area erano in crescita del +7,9%, più del doppio rispetto al +3,1% complessivo. I principali mercati sono:

  • Emirati Arabi Uniti: 9,135 miliardi di euro, +18,5%

  • Arabia Saudita: 6,320 miliardi di euro, +3,7%

  • Kuwait: 1,861 miliardi di euro, +57,2%

  • Libano: 971 milioni di euro, +18,5%

I Settori Made in Italy più Apprezzati

Tra i comparti più forti in Medio Oriente spiccano:

  • Macchinari e apparecchi: 6,973 miliardi di euro, 25% dell’export dell’area

  • Metalli e prodotti in metallo: 2,697 miliardi

  • Mezzi di trasporto: 2,604 miliardi

  • Sistema moda (tessili, abbigliamento, pelle e accessori): 2,406 miliardi

  • Micro e piccole imprese nei settori alimentare, moda, legno e arredo, gioielleria, occhialeria, generano complessivamente 8,641 miliardi.

Il conflitto in Iran mette quindi sotto pressione sia i costi energetici sia la competitività del made in Italy, con possibili effetti a catena sull’economia italiana.

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