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Spazio
10 Marzo 2026 - 19:50
Il viaggio della sonda Van Allen A si avvia alla sua conclusione definitiva proprio in queste ore, segnando la fine di un'era per l'esplorazione fisica dello spazio più vicino al nostro pianeta. Il rientro nell’atmosfera terrestre, confermato dalla NASA per la serata di oggi, martedì 10 marzo, avviene quasi quattordici anni dopo quel 30 agosto 2012, quando il veicolo lasciò la base di Cape Canaveral a bordo di un razzo Atlas V. All'epoca, il lancio rappresentava una sfida tecnologica di altissimo livello: le due sonde gemelle della missione "Radiation Belt Storm Probes" erano state progettate con una schermatura speciale, necessaria per sopravvivere e operare all'interno delle zone più ostili e radioattive del campo magnetico terrestre, dove la maggior parte degli altri satelliti subirebbe guasti immediati.
Queste regioni dello spazio, note come fasce di Van Allen, furono scoperte nel 1958 e da allora hanno sempre rappresentato un enigma e un pericolo per l’esplorazione spaziale. La missione della NASA nacque con l'obiettivo ambizioso di comprendere come queste fasce di radiazioni cambino forma e intensità in risposta all'attività del Sole. Sebbene la vita operativa prevista fosse di appena due anni, le sonde hanno dimostrato una resistenza eccezionale, continuando a inviare dati fondamentali per quasi sette anni, fino a quando l'esaurimento del propellente nel 2019 ha reso impossibile mantenere l'orientamento dei pannelli solari, decretando la fine della fase scientifica gestita dal laboratorio di fisica applicata della Johns Hopkins University.
Il rientro odierno avviene con un anticipo sorprendente rispetto alle proiezioni effettuate alla fine della missione. Nel 2019, infatti, gli scienziati ipotizzavano che la Van Allen A sarebbe rimasta in orbita almeno fino al 2034. A rimescolare le carte è stata l'imprevedibile attività solare degli ultimi anni: il massimo solare raggiunto nel 2024 ha sprigionato una tale quantità di energia da riscaldare l'atmosfera terrestre, causandone l'espansione verso l'alto. Questo fenomeno ha aumentato l'attrito subito dalla sonda nelle sue orbite più basse, agendo come un freno invisibile che ha trascinato il veicolo verso la Terra con otto anni di anticipo sulla tabella di marcia.
Mentre la NASA e la US Space Force monitorano la traiettoria, le previsioni indicano che la struttura di circa 600 chilogrammi si disintegrerà quasi completamente a causa delle altissime temperature generate dall'impatto con l'aria. Il rischio per la popolazione è considerato trascurabile, stimato in una probabilità di 1 su 4.200 che un frammento possa colpire qualcuno. Questo evento chiude un capitolo scientifico che ha permesso di identificare persino una terza fascia di radiazione temporanea, un risultato che continua a essere studiato per proteggere le infrastrutture tecnologiche terrestri e le future missioni umane verso la Luna e Marte. Al contrario della sua gemella, la sonda Van Allen B resta per ora nello spazio, con un rientro previsto non prima del 2030.
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