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Il caso
10 Marzo 2026 - 16:27
Il dolore non si attenua, nemmeno a distanza di mesi. Basta un video, quello che mostra le fiamme e la casa che brucia, per far riaffiorare tutto. Il ricordo di quella notte e della morte di Jacopo Peretti resta ancora vivo per chi gli voleva bene. «Rivedere il video della morte di Jacopo, la casa che brucia, lascia ancora tanto dolore». A dirlo è Serafino Carli Ferrara, amico del 33enne e proprietario dell’alloggio che Peretti aveva preso in affitto nella palazzina di via Nizza 389, distrutta dall’esplosione del 30 giugno scorso, seguita da un violento incendio. Le sue parole arrivano durante una pausa del processo che cerca di fare luce su quanto accaduto quella notte. Un procedimento che coinvolge anche i proprietari degli appartamenti dello stabile, rimasti senza casa dopo lo scoppio che ha devastato l’edificio. «Speriamo di arrivare a una soluzione del caso - aggiunge - anche per noi proprietari degli immobili. Una soluzione che consenta la ricostruzione e di poter ricominciare ad andare avanti». Ma al centro restano soprattutto il ricordo e il vuoto lasciato da Jacopo. «Era una persona solare, dolce, un grande lavoratore, eccellente e instancabile», racconta l’amico, ripercorrendo la figura del 33enne scomparso nell’incendio. «Ho avuto anche momenti di sconforto. Jacopo, nonostante non fossimo sempre insieme, era molto presente». In aula è presente anche Giovanni Zippo, imputato per l’esplosione della palazzina e per la morte di Peretti. Una presenza che non passa inosservata e che suscita reazioni forti tra chi seguiva la vicenda da vicino. «Fa gelare il sangue pensare che sia rimasto lì ad ascoltare come se fosse una persona esterna all’accaduto», commenta Ferrara. «Fossi al suo posto non riuscirei neanche a stare in aula. Mi verrebbe proprio da stare male dal punto di vista fisico». Intanto il processo prosegue, tra testimonianze e ricostruzioni tecniche, nel tentativo di chiarire le responsabilità di una tragedia che ha lasciato ferite profonde. Non solo tra i familiari e gli amici della vittima, ma anche tra i residenti dello stabile e i proprietari degli appartamenti, che da quella notte aspettano di capire quando e se potranno tornare a costruire il futuro
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