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Il caso

Frana di Niscemi ancora in movimento: per i geologi è impossibile fermarla

Gli esperti dell’Università di Firenze confermano che il dissesto prosegue: priorità al monitoraggio, alla gestione delle acque e a interventi graduali per ridurre i rischi

Frana di Niscemi ancora in movimento: per i geologi è impossibile fermarla

La situazione legata alla frana di Niscemi, in Sicilia, rimane instabile nonostante le verifiche effettuate dagli esperti. Secondo i geologi dell’Università di Firenze, incaricati di analizzare il fenomeno per conto della Protezione civile, non è tecnicamente possibile mettere in sicurezza in modo definitivo l’intero versante interessato dal dissesto.

Gli studi evidenziano che il movimento del fronte franoso, attivo dall’inizio di gennaio, prosegue ancora oggi, anche se con spostamenti progressivamente più contenuti. Le dimensioni dell’area coinvolta, la profondità delle superfici di scivolamento e le caratteristiche dei terreni rendono impraticabile un intervento strutturale esteso capace di bloccare completamente il fenomeno.

Strategie di gestione del rischio invece della ricostruzione del pendio

Gli esperti suggeriscono di adottare una strategia diversa: l’obiettivo non deve essere il ripristino della morfologia originaria del territorio, ma piuttosto la riduzione dei rischi per la popolazione e il controllo dell’evoluzione naturale del pendio.

In questa fase diventa fondamentale combinare interventi strutturali mirati con misure di tipo non strutturale, puntando soprattutto sul monitoraggio costante della frana. Le azioni consigliate includono opere di riprofilatura del versante, sistemi per la regimazione delle acque superficiali e interventi di protezione dall’erosione.

Un ruolo centrale è attribuito alla gestione delle acque: limitare le infiltrazioni, intercettare eventuali sorgenti e controllare il deflusso delle acque meteoriche rappresentano interventi fondamentali per contenere il fenomeno.

Interventi strutturali possibili solo nel lungo periodo

Le opere più complesse potranno essere progettate soltanto con una pianificazione a lungo termine. Tra gli interventi ipotizzati figurano:

  • la riorganizzazione delle reti fognarie e acquedottistiche del centro abitato;

  • la realizzazione di sistemi di drenaggio profondi, come pozzi e gallerie drenanti;

  • la riprofilatura delle scarpate;

  • interventi locali di stabilizzazione dei versanti.

Queste misure richiederanno però studi approfonditi e tempi tecnici più lunghi prima di poter essere realizzate.

Centro abitato stabile, ma monitoraggio costante

Le rilevazioni effettuate attraverso analisi satellitari e sistemi di monitoraggio indicano che i movimenti del terreno interessano soprattutto aree non urbanizzate. Nel dettaglio, nel mese di febbraio sono stati registrati piccoli spostamenti nelle zone centrale e meridionale della frana, con valori fino a 25 millimetri in alcuni punti a valle del quartiere Sante Croci e fino a 10 millimetri vicino alle strade provinciali SP11 e SP10.

Nonostante questi movimenti, gli esperti sottolineano che il centro abitato di Niscemi si trova in una condizione sostanzialmente stabile, anche nelle aree vicine alla fascia di interdizione.

Zona rossa considerata sicura

La cosiddetta zona rossa, larga oltre 100 metri, resta ritenuta adeguata per garantire la sicurezza. Le simulazioni effettuate indicano che la scarpata della frana potrebbe arretrare teoricamente tra 50 e 70 metri, con un valore massimo stimato di circa 83 metri, comunque inferiore alla distanza di sicurezza stabilita dalle autorità.

Per questo motivo gli specialisti ritengono che le misure attuali di protezione e monitoraggio siano appropriate per tutelare la popolazione mentre proseguono gli studi sull’evoluzione del fenomeno.

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