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Referendum sulla giustizia, confronto a Torino tra Morando e Violante

Alla Cisl Piemonte il dibattito sulle ragioni del Sì e del No alla riforma costituzionale

Referendum sulla giustizia, confronto a Torino tra Morando e Violante

In vista del voto del 22 e 23 marzo sul Referendum Costituzionale relativo alla riforma della giustizia, la Cisl Piemonte ha organizzato mercoledì 11 marzo un dibattito aperto a lavoratori, delegati e dirigenti, presso l’Auditorium del Polo del ’900.

A confrontarsi sulle ragioni del e del No sono stati Enrico Morando (Comitato per il Sì “Sinistra per il sì”, ex Senatore e Viceministro) e Luciano Violante (ex Magistrato, già Presidente della Camera dei Deputati). I lavori sono stati introdotti da Luca Caretti, segretario generale Cisl Piemonte, e moderati da Andrea Cuccello, segretario Confederale Cisl. “Il 22 e 23 marzo i cittadini italiani saranno chiamati a esprimersi su una riforma che riguarda la nostra Costituzione - ha sottolineato Caretti -. È importante informare i nostri associati sulle ragioni di entrambe le parti. La Cisl non dà indicazioni di voto, ma invita a partecipare in modo consapevole”.

Le ragioni del Sì

Enrico Morando ha ribadito la necessità di separare le carriere tra magistratura giudicante e requirente: “Il cittadino ha diritto a un processo giusto. La terzietà del giudice non può essere un fattore di coscienza, deve essere garantita dall’ordinamento. La carriera dei giudici e dei pubblici ministeri si intreccia, e questo può influenzare la loro autonomia. Separare le carriere significa assicurare imparzialità e rafforzare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni”. Morando ha sottolineato come ci sia un problema di fiducia verso le istituzioni, che sta intaccando il funzionamento della società: “Se il processo non è giusto viene meno la fiducia nella società di un suo complesso. La separazione delle carriere garantisce che il giudice sia terzo, cioè né vicino all’accusa né alla difesa, e questo è diritto di ogni cittadino”. Ha inoltre sottolineato l’impatto economico della giustizia efficiente: “Quando il sistema giudiziario funziona, sostiene l’innovazione, favorisce gli investimenti e migliora la competitività del Paese”.

Le ragioni del No

Luciano Violante ha espresso preoccupazioni non tanto sulla separazione in sé, ma su come è stata formulata la procedura dalla riforma: “Creare due organi separati per giudici e pubblici ministeri rischia di trasformare il Pm in un potere quasi autonomo, incontrollabile. Nei sistemi internazionali la discrezionalità dell’azione penale è sempre accompagnata da meccanismi di controllo. Qui invece i cittadini potrebbero perdere alcune garanzie fondamentali”. Violante ha evidenziato l’importanza della mobilità tra le funzioni giudicanti e requirenti: “L’esperienza mista è un valore: capire come funziona da giudice aiuta a fare il pubblico ministero, e viceversa. La riforma, così come è proposta, rischia di creare un corpo separato che può esercitare potere senza controllo”. Ha concluso sottolineando i rischi per i diritti dei cittadini: “Il pubblico ministero ha già molti poteri. Se si autogoverna e si autodisciplina senza controllo esterno, chi garantisce la tutela dei cittadini? Per me questa è la preoccupazione principale”.

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