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IL DIBATTITO

"Bullizzata dalla sinistra". Il caso Venezi divide la politica

La rottura definitiva, i retroscena e i commenti

"Bullizzata dalla sinistra". Il caso Venezi divide la politica

Il Gran Teatro La Fenice archivia il “caso Beatrice Venezi”. Con una comunicazione ufficiale la Fondazione ha interrotto definitivamente ogni collaborazione con la giovane livornese, chiudendo bruscamente un capitolo che fin dall’inizio è stato segnato da un clima di tensione tra la direzione artistica e i lavoratori del tempio veneziano della lirica.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata l’intervista rilasciata al quotidiano argentino “La Nación”. Nelle dichiarazioni incriminate, la Venezi ha denunciato un certo nepotismo, insinuando che i ruoli all’interno dell’orchestra venissero assegnati quasi per ereditarietà, “praticamente di padre in figlio”. Dichiarazioni che al Teatro non sono proprio andate giù.

Il licenziamento però non è che l’epilogo di una vicenda iniziata nel settembre 2025. Da quando il suo nome è stato ufficializzato come direttrice musicale stabile (incarico che avrebbe dovuto prendere il via a ottobre 2026) e la sua richiesta di essere chiamata “direttore”. Fin da subito, i professori d’orchestra e numerosi esponenti del panorama musicale avevano espresso forti dubbi sull’adeguatezza del curriculum della nuova direttrice, giudicato non all’altezza.

Durante gli scorsi mesi, i lavoratori non si sono limitati al dissenso verbale, dando vita a scioperi, assemblee e inviando lettere aperte alla sovrintendenza, in un clima di “guerra fredda” che ha visto la direttrice contrattaccare pubblicamente, arrivando a definire il teatro “in mano ai sindacati”.

Le critiche, tuttavia, non si sono limitate all’ambito artistico. Ad alimentare le polemiche, la vicinanza di Venezi agli ambienti governativi: si è detta apertamente “di destra”, l’uso del maschile, la discussa (in)esperienza...

Il caso è diventato un dibattito politico.

Fabrizio Ricca, capogruppo regionale Lega: “Le simpatie politiche non possono costituire un fattore dirimente che travalica il merito - Surreale che la sinistra non abbia mosso un dito sul caso Venezi, bullizzata perché non allineata alle logiche da salotto a cui ormai siamo tristemente abituati”.

Marco Fontana, segretario cittadino FI: “La Venezi è l’ennesimo ‘cadavere’ di chi non si è omologato alla cultura della sinistra. Inoltre, si sono sentiti infangati dalle parole sulle dinamiche di raccomandazioni... ma non hanno smentito le accuse”.

Insomma, semplificando la divisione, il centro destra difende e il centro sinistra attacca. Mimmo Rossi, segretario regionale Pd: “Il passo indietro su Beatrice Venezi è un sussulto di dignità necessario dopo una gestione che ha gravemente danneggiato il prestigio internazionale del Teatro La Fenice. Questa vicenda è l’emblema di una destra che tenta di occupare i luoghi della cultura”.

Gianna Pentenero, capogruppo regionale Pd: “Il licenziamento conferma tutti i dubbi sollevati - a rescissione del contratto arriva direttamente dal Sovrintendente della Fondazione Nicola Colabianchi col sostegno del ministro Alessandro Giuli”. Dopo la notizia, è circolato un retroscena secondo cui la decisione avrebbe trovato l’appoggio della stessa Giorgia Meloni, che avrebbe definito la Venezi “ormai indifendibile”. La premier, però, si è affrettata a smentire: “Da me nessun via libera, non sono stata coinvolta”.

Vero o meno, Beatrice Venezi si trova a dover fare le valigie prima del previsto. “Era inadeguata per quel ruolo - ‘punge’ Sarah Di Sabato, capogruppo regionale M5S - Finalmente toglierà il disturbo”.

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