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L'evento
11 Marzo 2026 - 06:30
Poco più di una settimana fa la segretaria del Pd Elly Schlein arrivava trafelata da Roma per la sua campagna del "No" in Piemonte, a Torino. E già che c'era, ne approfittava per una pacca sulla spalla al sindaco (anche lui convintamente per il "No"): "Lo Russo lo sosteniamo, ci mette la faccia", aveva rassicurato Schlein.
Ma mentre il ministro della Giustizia Carlo Nordio, fautore del "referendum della discordia", dopo più di uno scivolone (non ultimo quello della sua capo gabinetto Giusi Bartolozzi, che ha definito «plotoni di esecuzione», i magistrati. «Votate Sì e ce la togliamo di mezzo») scalzava i suoi dai lavori del Consiglio della Regione Piemonte, per ribadire le ragioni del "Sì" in un incontro organizzato da Fratelli d'Italia all'Nh Hotel, i democratici continuano a tenere scoperta la propria frattura e si preparano a scendere sul ring scissi.
L'incontro di questo pomeriggio, organizzato da Cisl Piemonte all'auditorium del Polo del '900, vede, da una parte Enrico Morando, tra gli storici fondatori del Pd, per il "Sì". Dall'altra Luciano Violante, che dopo anni in cui ha professato il "Sì" alla riforma della magistratura: "La separazione è un obiettivo storico della sinistra riformista", diceva nel 2007, dando la sua approvazione al ddl dell'allora ministro della Giustizia Clemente Mastella (anche lui oggi per il No). È poi passato al "Sì, ma non così", e quindi al "No" di oggi. Senza contare il fatto che proprio Violante, nel 1998, quando Massimo D'Alema (allora leader PDS), propone la separazione costituzionale delle carriere, afferma che questa "è necessaria per evitare commistioni tra accusa e difesa".
A complicare il quadro ci sono poi altre voci della sinistra favorevoli al “Sì”: da Stefano Esposito (ex senatore del Pd), che lunedì scorso ha dato battaglia in un agguerrito testa a testa con il giornalista torinese Marco Travaglio, alle parlamentari Pina Picierno e Paola Concia.
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