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11 Marzo 2026 - 10:15
Un gruppo di 22 Paesi europei ha espresso una forte opposizione alla partecipazione della Federazione Russa alla 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, prevista dal 9 maggio al 22 novembre 2026. La protesta è stata formalizzata attraverso una lettera ufficiale indirizzata al presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, e al Consiglio di amministrazione dell’istituzione culturale.
Il documento, firmato da diversi ministri della Cultura e degli Affari Esteri, sottolinea che la presenza della Russia all’evento artistico sarebbe incompatibile con il contesto politico attuale, segnato dalla guerra tra Russia e Ucraina.
I firmatari ribadiscono l’importanza dei valori europei condivisi, come libertà artistica, libertà di espressione e rispetto della dignità umana, principi che da oltre un secolo rappresentano la base della Biennale di Venezia, considerata una delle manifestazioni culturali più prestigiose al mondo.
Nella lettera si evidenzia che arte e cultura non possono essere isolate dalla realtà sociale e politica. Secondo i ministri, le istituzioni culturali svolgono anche un ruolo etico, perché influenzano il modo in cui le persone interpretano il mondo e definiscono i propri valori.
A sostegno di questa posizione viene citata la dichiarazione dell’artista Kirill Savchenkov, che nel 2022 si ritirò dal Padiglione russo insieme ad altri artisti. In quell’occasione denunciò l’impossibilità di parlare di arte mentre civili ucraini venivano colpiti dai bombardamenti e i manifestanti russi venivano repressi.
Nel documento viene ricordato che la guerra in Ucraina ha provocato danni enormi anche nel settore culturale. Secondo le stime citate dalle autorità ucraine:
342 artisti sarebbero stati uccisi
1.685 siti culturali risultano distrutti o danneggiati
2.483 infrastrutture culturali hanno subito gravi danni
Per i firmatari, queste perdite rappresentano non solo distruzione materiale ma anche una cancellazione della memoria culturale.
Un’altra preoccupazione riguarda la possibilità che la partecipazione della Russia alla Biennale venga utilizzata come strumento di propaganda per trasmettere all’estero un’immagine di normalità e legittimazione internazionale.
Nel testo si accenna inoltre a possibili legami tra il progetto del padiglione russo e ambienti vicini all’élite politica del Cremlino, elemento che solleverebbe dubbi sull’autenticità di uno scambio artistico indipendente.
La Fondazione Biennale di Venezia ha ricordato che la partecipazione all’evento dipende direttamente dagli Stati riconosciuti dalla Repubblica Italiana.
Nel caso della Russia, il Paese ha semplicemente comunicato la volontà di partecipare tramite il proprio commissario nazionale, seguendo le procedure previste. Per questo motivo l’istituzione veneziana sostiene di non poter impedire la partecipazione di uno Stato riconosciuto.
Anche la Commissione Europea ha criticato la decisione della Fondazione. La vicepresidente Henna Virkkunen e il commissario alla Cultura Glenn Micallef hanno dichiarato che la cultura dovrebbe promuovere dialogo, democrazia e libertà, e non diventare un mezzo per legittimare azioni politiche o militari.
Bruxelles ha inoltre avvertito che, se la partecipazione russa venisse confermata, potrebbe essere presa in considerazione la sospensione o l’interruzione dei finanziamenti europei destinati alla Biennale.
Tra i Paesi che hanno aderito alla lettera figurano Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Romania, Spagna e Svezia.
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