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La tragedia

Inferno Crans-Montana, il racconto del buttafuori: «Strisciavo sotto i morti per salvarmi»

Le rivelazioni shock di Predrag Jankovic tra ordini di ignorare i controlli, uscite sbarrate e la fuga disperata dal seminterrato del Constellation in fiamme

Inferno Crans-Montana, il racconto del buttafuori: «Strisciavo sotto i morti per salvarmi»

Predrag Jankovic ha vissuto in prima persona i tragici eventi della notte di Capodanno, riuscendo a sopravvivere a un incendio che ha causato 41 vittime e oltre cento feriti. Durante i suoi interrogatori, contenuti nei verbali visionati dalla testata Fanpage, l'uomo ha offerto una ricostruzione agghiacciante di quanto accaduto, evidenziando gravi lacune organizzative e momenti di pura disperazione.

Jankovic ha chiarito fin da subito la sua posizione lavorativa: di professione falegname e senza alcuna qualifica come guardia giurata, era stato chiamato da un amico per dare una mano con il servizio d'ordine nel locale gestito dai Moretti. Non aveva ricevuto alcun tipo di addestramento specifico né era in possesso di un contratto regolare. Il suo compito originario doveva limitarsi all'apertura delle porte e al controllo dei documenti d'identità per impedire l'ingresso ai minori di sedici anni, senza tuttavia effettuare perquisizioni personali o ispezioni delle borse.

Con l'aumentare della folla gli ordini ricevuti sarebbero però cambiati drasticamente. L'uomo ha riferito che, quando le persone hanno iniziato ad arrivare a gruppi numerosi, gli è stato imposto di sospendere i controlli burocratici per accelerare gli ingressi e permettere a chiunque di entrare, provocando un sovraffollamento incontrollato.

Un altro punto cruciale della sua deposizione riguarda la gestione delle vie di fuga. Jankovic ha raccontato di aver assistito personalmente a una discussione tra Jessica Moretti, una cameriera e un altro addetto, durante la quale sarebbe stato deciso di mantenere un unico ingresso aperto per monitorare meglio gli accessi, chiudendo di fatto le altre uscite.

Quando verso l'una e mezza è scoppiato l'incendio, scatenato dalle grida d'allarme di una ragazza, la situazione è precipitata in pochi istanti. Jankovic ha cercato inizialmente di favorire l'uscita di chi era in coda, per poi scendere nel seminterrato alla ricerca di un collega. Proprio in quel frangente è stato investito da una nuvola densa di fumo che lo ha fatto cadere dalle scale.

I momenti successivi sono stati una lotta per la sopravvivenza. L'uomo ha provato a raggiungere una porta nella zona della veranda per creare una via di fuga ma è stato travolto e calpestato dalla folla in preda al panico. Rimasto intrappolato sotto una pila di persone, Jankovic ha assistito alla morte di chi gli stava sopra, descrivendo scene atroci che lo hanno segnato profondamente.

A salvarlo è stato un barlume di lucidità: approfittando di un momento di silenzio seguito allo spegnimento delle fiamme, è riuscito a strisciare via da sotto i corpi ormai senza vita. Muovendosi al buio e tastando il terreno con le mani, ha percepito una corrente d'aria fresca proveniente da una finestra della veranda infranta. Una volta uscito all'esterno, si è ritrovato in uno scenario descritto come una zona di guerra, tra persone sfigurate e urla di dolore, riuscendo infine a contattare il padre per farsi trasportare d'urgenza in ospedale a causa delle gravi ustioni riportate sul viso e sugli arti.

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