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CRONACA GIUDIZIARIA
29 Aprile 2026 - 20:13
Tra carcere e territorio, la morte di Bernardo Pace continua a lasciare strascichi investigativi e organizzativi. Il 62enne, detenuto alle Vallette e trovato senza vita lo scorso 16 marzo nella cella del padiglione E, è al centro di un fascicolo aperto dalla procura di Torino con l’ipotesi di istigazione al suicidio. Per gli inquirenti, al momento, non emergono segni di violenza sul corpo. Pace, condannato a 14 anni nel processo Hydra a Milano e da poco avviato a un percorso di collaborazione con la giustizia, si sarebbe tolto la vita nella finestra temporale successiva alla distribuzione del vitto serale, tra le 17 e le 18.30. L’ultimo controllo della polizia penitenziaria risale proprio alla consegna del pasto. Resta aperta la ricostruzione delle ore precedenti e successive al gesto, in attesa degli esiti definitivi dell’autopsia e degli esami tossicologici. Parallelamente, nelle ultime ore si è consumato anche il trasferimento della salma verso la Sicilia. La partenza dall’obitorio di Torino è avvenuta di buon mattino e, secondo quanto riferito da fonti informate, il trasporto è stato organizzato in modo rigoroso e senza margini di improvvisazione. Il feretro è stato trasferito da Caselle a Fiumicino, quindi verso Palermo e infine via terra fino a Trapani, città d’origine del detenuto. Un percorso scandito da passaggi controllati, con l’obiettivo di evitare soste o cerimonie lungo il tragitto. La questura di Trapani avrebbe imposto tempi stretti per il rientro della salma, anche per prevenire eventuali ritualità considerate sensibili dagli investigatori. Sul piano giudiziario, la procura torinese mantiene aperto il fascicolo per istigazione al suicidio, a cura del sostituto procuratore Roberto Sparagna, ritenuto necessario per approfondire ogni profilo della vicenda. Non si esclude, inoltre, l’ipotesi di omessa vigilanza, alla luce del percorso di collaborazione intrapreso da Pace e delle attenzioni richieste in ambito carcerario.
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