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Il caso
12 Marzo 2026 - 08:00
Sono decenni di relativa stabilità, la sifilide sta facendo registrare un'impennata significativa. Recentemente, esperti come l’infettivologo Matteo Bassetti hanno sollevato il velo sull'aumento esponenziale dei contagi, che interessa in modo particolare le fasce d'età più giovani. I dati del sistema di sorveglianza dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS) evidenziano una crescita parallela di altre infezioni sessualmente trasmesse (IST) come gonorrea e clamidia. Solo tra il 2021 e il 2022, le notifiche di sifilide in Italia sono aumentate di circa il 20%.
L'incremento dei casi non è un fenomeno isolato al territorio nazionale. L'intero scenario europeo riflette una dinamica simile: nel 2022, nei paesi dell’Unione Europea e dello Spazio Economico Europeo, le segnalazioni hanno superato quota 35.000, segnando un balzo del 34% rispetto all'anno precedente.
La sifilide è un'infezione causata dal batterio Treponema pallidum, una spirocheta identificata all'inizio del Novecento. La trasmissione avviene principalmente attraverso rapporti sessuali non protetti e la cosiddetta trasmissione verticale, quando il batterio passa dalla madre al feto durante la gestazione, dando luogo alla sifilide congenita.
La malattia segue un decorso a stadi. Inizialmente si manifesta con un'ulcera indolore nel punto di ingresso del batterio. Se non intercettata, evolve in una fase secondaria caratterizzata da macchie cutanee, febbre e linfoadenopatia. Dopo un periodo di latenza che può durare anni, l'infezione può degenerare nella fase terziaria, causando danni irreversibili al sistema nervoso, al cervello e all'apparato cardiovascolare.
Secondo gli specialisti, le ragioni di questo ritorno si devono a una diminuzione dell'uso del profilattico e a una minore consapevolezza dei pericoli legati alle IST, specialmente tra i giovani.
È importante sottolineare che molti contagi rimangono non rilevati o non denunciati, portando a una sottostima della reale portata del fenomeno e favorendo la circolazione del batterio.
La sifilide è una presenza costante nella storia della medicina europea. Le prime grandi epidemie documentate risalgono alla fine del XV secolo, diffuse dai movimenti delle truppe durante le guerre d'Italia. Il termine stesso deriva dal poema del 1530 di Girolamo Fracastoro, il primo a ipotizzare scientificamente il contagio interpersonale. Considerata per secoli una condanna a morte o a una grave emarginazione sociale, la malattia è diventata pienamente curabile solo a partire dagli anni quaranta del secolo scorso, grazie alla produzione su larga scala della penicillina.
Attualmente, la sifilide può essere eradicata con successo attraverso la somministrazione di antibiotici specifici, in primis la penicillina G benzatinica. La sfida moderna, tuttavia, non è farmacologica ma diagnostica. Poiché l'infezione può decorrere in modo asintomatico, gli esperti sottolineano l'importanza di test sierologici periodici per chi ha comportamenti a rischio.
Intervenire nelle fasi iniziali è fondamentale per evitare danni permanenti.
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