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12 Marzo 2026 - 13:20
C'è un'ombra sulla celebre tradizione gastronomica cuneese. Una vasta indagine coordinata dalla Procura di Asti ha svelato che quella servita in numerosi locali tra Alba e Bra non era la vera Salsiccia di Bra. L'operazione ha portato all'iscrizione nel registro degli indagati di 14 persone, tra titolari di ristoranti, pizzerie e bar, accusati di frode in commercio per aver ingannato i clienti sulla reale origine del prodotto.
L'inchiesta è scattata in seguito a un esposto presentato dal Consorzio di Tutela e Valorizzazione della Salsiccia di Bra. L'organismo, che vigila sul rispetto del rigido disciplinare di produzione, aveva segnalato anomalie in diversi menu, dove il pregiato insaccato (composto principalmente da carne di vitello e consumato crudo) veniva promosso senza possedere le necessarie certificazioni.
I Carabinieri del NAS di Alessandria hanno ispezionato decine di esercizi commerciali in tutta la provincia, sequestrando diversi chilogrammi di carne non conforme e ritirando i menu che riportavano indicazioni ingannevoli. Secondo gli inquirenti, i ristoratori acquistavano carni generiche o prodotti definiti "simil-salsiccia", presentandoli però ai tavoli con il nome della rinomata specialità locale per sfruttarne il prestigio e il valore economico.
La Salsiccia di Bra è un marchio protetto le cui regole di produzione sono indissolubilmente legate al territorio braidese e alla maestria di sette macellerie storiche consorziate. L'azione della magistratura mira a tutelare sia il consumatore finale, che pagava per un'eccellenza che non riceveva, sia l'intera filiera di artigiani che garantisce l'autenticità di una tradizione centenaria. Le indagini proseguono ora per risalire lungo la filiera di approvvigionamento e verificare eventuali responsabilità dei fornitori.
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