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Economia

Statali, nuovo contratto 2025-2027: aumenti fino a 209 euro al mese in busta paga

Previsti incrementi salariali in due tranche tra il 2026 e il 2027, insieme a misure su smart working, flessibilità oraria e uso dell’intelligenza artificiale

Statali, nuovo contratto 2025-2027: aumenti fino a 209 euro al mese in busta paga

Prende il via il confronto tra sindacati e Aran, l’agenzia che rappresenta lo Stato nelle trattative sul lavoro pubblico, per il rinnovo del contratto collettivo nazionale delle Funzioni centrali. L’accordo riguarda circa 200mila dipendenti statali impiegati in ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici non economici come l’Inps.

La proposta iniziale sul tavolo prevede incrementi salariali che possono arrivare fino a circa 209 euro lordi al mese, distribuiti nell’arco del triennio contrattuale 2025-2027.

Aumenti previsti dal nuovo contratto

Secondo la bozza elaborata utilizzando i fondi messi a disposizione dal governo, gli aumenti saranno introdotti in due fasi progressive.

La prima tranche dovrebbe entrare in vigore dal 1° gennaio 2026, con applicazione retroattiva una volta firmato il contratto. Gli incrementi mensili lordi previsti sono:

  • 89,50 euro per gli operatori

  • 94,20 euro per gli assistenti

  • 114,40 euro per i funzionari

  • 156,20 euro per le elevate professionalità

Queste cifre sono calcolate su tredici mensilità e rappresentano il primo passo dell’adeguamento degli stipendi nel settore pubblico.

Secondo aumento dal 2027

Una seconda fase di adeguamento degli stipendi è prevista dal 1° gennaio 2027. Sommando le due tranche di incremento, la crescita complessiva della busta paga rispetto alla situazione attuale sarebbe:

  • 119,60 euro per gli operatori

  • 125,90 euro per gli assistenti

  • 152,90 euro per i funzionari

  • fino a 208,80 euro per le elevate professionalità

Il valore massimo di circa 209 euro lordi mensili riguarderà quindi le fasce professionali più alte previste dal contratto.

Il precedente rinnovo contrattuale

L’ultimo rinnovo del contratto degli statali risale a poco più di un anno fa. In quell’occasione era stato stabilito un aumento medio vicino al 6% dello stipendio, pari a circa 165 euro lordi mensili.

L’accordo aveva introdotto anche alcune novità organizzative, tra cui:

  • maggiori garanzie sui buoni pasto

  • possibilità di smart working

  • sperimentazione della settimana lavorativa corta

Tuttavia, non tutti i sindacati avevano condiviso l’intesa: la Cgil aveva criticato gli aumenti ritenendoli insufficienti per recuperare la perdita di potere d’acquisto causata dall’inflazione.

Al centro della trattativa anche smart working e flessibilità

Oltre agli adeguamenti economici, il nuovo contratto potrebbe introdurre ulteriori cambiamenti nell’organizzazione del lavoro.

Tra i temi discussi ci sono:

  • il rafforzamento dello smart working nella pubblica amministrazione

  • una maggiore flessibilità dell’orario di lavoro per i genitori con figli delle scuole elementari affetti da disturbi specifici dell’apprendimento (Dsa)

Queste misure mirano a migliorare il bilanciamento tra lavoro e vita privata dei dipendenti pubblici.

Le regole sull’uso dell’intelligenza artificiale

Nel testo preliminare compare anche un passaggio dedicato all’uso dell’intelligenza artificiale nei sistemi amministrativi.

L’obiettivo è stabilire alcuni limiti chiari all’automazione: gli strumenti basati su IA non dovranno prendere decisioni completamente automatiche che possano produrre effetti giuridici o incidere in modo significativo sul rapporto di lavoro dei dipendenti senza la supervisione di una valutazione umana.

Un contratto chiave per tutto il pubblico impiego

Il rinnovo del contratto delle Funzioni centrali è particolarmente importante perché si tratta spesso del primo accordo a essere definito nel settore pubblico. Le condizioni raggiunte in questa trattativa possono quindi influenzare anche i successivi rinnovi contrattuali di altri comparti della pubblica amministrazione.

L’obiettivo delle parti è chiudere l’intesa prima della scadenza del contratto, evitando i ritardi che in passato hanno spesso caratterizzato i rinnovi nel pubblico impiego.

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