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Economia
13 Marzo 2026 - 11:10
+Il settore del food Made in Italy continua a registrare risultati positivi sia nel mercato interno sia all’estero. Nel 2025 le esportazioni alimentari italiane sono aumentate del 4,3%, confermando la forza di uno dei comparti più importanti dell’economia nazionale.
Nonostante questo andamento favorevole, le imprese stanno affrontando una difficoltà sempre più evidente: trovare personale qualificato. È quanto emerge da un rapporto di Confartigianato presentato durante il convegno “Intelligenza artigiana a tavola” organizzato alla Camera dei Deputati.
Secondo lo studio, nel corso dell’ultimo anno le aziende del comparto food e artigianato alimentare hanno richiesto 176.450 nuovi lavoratori. Tuttavia, 68.160 posizioni sono rimaste scoperte perché le imprese non sono riuscite a trovare candidati con le competenze richieste.
Questa situazione evidenzia una crescente mancanza di manodopera specializzata, un problema che rischia di rallentare la crescita del settore alimentare italiano.
La difficoltà nel reperire personale riguarda diverse aree del Paese. In particolare:
Emilia-Romagna: 8.910 lavoratori mancanti su 21.660 richiesti
Campania: 8.560 su 24.760
Lombardia: 7.640 su 20.200
Veneto: 7.520 su 18.540
Puglia: 6.980 su 17.500
Anche nel Nord-Ovest la situazione è significativa: tra Piemonte e Valle d’Aosta risultano difficili da reperire 5.880 lavoratori su 13.500 richiesti, mentre in Sicilia le figure mancanti sono 4.240 su 10.520.
Le aziende cercano soprattutto artigiani del settore alimentare. Tra le figure più richieste troviamo:
pastai
panettieri
pasticceri
gelatai
artigiani delle conserve
Su 28.610 lavoratori richiesti, ben 16.010 risultano difficili da trovare, pari a circa il 56% del totale.
In particolare, mancano quasi 9.820 tra panettieri e pastai, cioè oltre due terzi dei 14.520 posti disponibili. Anche per pasticceri, gelatai e conservieri la situazione è simile, con 6.190 posti non coperti su 14.090.
Secondo Cristiano Gaggion, presidente di Confartigianato Alimentazione, il comparto dimostra ancora una grande vitalità.
In Italia operano infatti 64.365 imprese artigiane tra alimentare, bevande e ristorazione, che impiegano oltre 248mila lavoratori.
Tuttavia, la scarsità di competenze professionali rappresenta una minaccia concreta per il futuro del settore.
Anche Marco Granelli, presidente di Confartigianato, ha sottolineato come la difficoltà nel trovare personale rappresenti una delle principali sfide del momento.
Secondo Granelli, la crescita del food Made in Italy potrà continuare solo se verranno rafforzati:
il collegamento tra scuola e imprese
i programmi di formazione professionale
la valorizzazione dei mestieri artigiani
Investire nella formazione è quindi fondamentale per garantire nuove competenze e sostenere lo sviluppo del comparto.
Durante la presentazione del rapporto è intervenuta anche la deputata Arianna Lazzarini, membro della Commissione Lavoro della Camera.
Secondo la parlamentare, l’artigianato alimentare rappresenta uno dei pilastri del Made in Italy, non solo dal punto di vista economico ma anche sociale e culturale.
Per questo motivo è fondamentale affrontare la sfida del ricambio generazionale, favorendo l’ingresso dei giovani nelle professioni artigiane del settore alimentare.
Il rapporto evidenzia anche un altro trend importante: sempre più italiani scelgono prodotti locali e a chilometro zero.
Attualmente 12,3 milioni di persone, pari al 23,5% della popolazione sopra i 14 anni, acquistano regolarmente prodotti km 0. Questa tendenza è particolarmente diffusa nel Sud Italia, dove l’attenzione verso la sostenibilità e la filiera corta è in aumento.
Infine, secondo l’Osservatorio Immagino di GS1 Italy, gli italiani mostrano una crescente attenzione verso un’alimentazione sana.
Quando fanno la spesa, i consumatori guardano sempre di più alle etichette nutrizionali, preferendo prodotti che evidenziano:
assenza di ingredienti poco salutari
presenza di nutrienti benefici
Questa maggiore consapevolezza alimentare contribuisce a orientare le scelte di acquisto e a rafforzare il valore del Made in Italy nel settore food.
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